Mauricio Macri, la “storica sconfitta” del Peronismo Argentino, il silenzio mediatico Italiano ed un’importante domanda ai LIB- nostrani.

Arriviamo subito al sodo: Mauricio Macri, leader della coalizione di stampo conservatrice-liberale “Cambiemos”, è il nuovo presidente dell’Argentina.

Dopo una campagna elettorale molto entusiasmante, Mauricio Macri, famoso imprenditore Argentino di origini italiane (figlio dell’imprenditore romano Francesco Macri) è riuscito nella storica impresa di sconfiggere con il 51,4% dei voti il rivale Peronista Daniel Scioli il quale, dopo aver vinto il primo turno delle Presidenziali con il 37,08% (contro il 34,15% di Macri), sperava di dare continuità alle politiche “populiste” di Cristina Fernandez de Kirchner.

L’affluenza all’80,9% (la più alta se comparata alle precedenti elezioni del 2003, 2007 e 2011) è la testimonianza di come l’improvvisa crescita esponenziale di Macri in tutti i sondaggi abbia, in un modo o nell’altro, risvegliato le coscienze di milioni e milioni di cittadini e di come, parole di una ragazza argentina conosciuta in scambio universitario qualche anno fa e adesso tornata a Buenos Aires «il vento del cambiamento abbia scosso un paese ormai stanco ed impoverito da dodici anni di politiche corporativiste Kirchneriane».

L’affermazione politica di Macri è avvenuta nel silenzio quasi tombale dei media Italiani, i quali, nelle ultime settimane, probabilmente per evitare scomodi paragoni con “l’Italia del Sud America” (stando ai dati, più di 2 milioni di italiani sono emigrati in Argentina tra il 1871 ed il 1985), non hanno dedicato molto spazio alla notizia (nota di merito, in negativo, va ai “partigiani articoli” del Giurista Fabio Marcelli (qui e qui). Un dato di fatto strano (ma non troppo), visto che l’Argentina, nonostante la ovvia distanza geografica, risulta essere un’economia molto simile alla nostra, un’economia (come la nostra) fondata su quattro pilastri fondamentali: capitalismo clientelare, alto livello di corruzione , forte inefficienza della pubblica amministrazione, ed un’alta dose di politiche improntate sul populismo/statalismo.

Tutti i media Italiani, però, ieri, si sono quanto meno ricordati di accennare alla vittoria di Mauricio Macri e di mostrarci i dati sull’affluenza e sul risultato finale. Troppo difficile, comunque, chiedere loro di raccontarci qualcosa di più a riguardo.

Visto che in pochissimi lo hanno fatto, cerchiamo in modo crudo di spiegare perché la maggioranza degli argentini abbia deciso di premiare l’intenso lavoro svolto da Macri, prima come imprenditore, poi come presidente di una delle principali squadre di calcio del paese, poi ancora come sindaco di Buenos Aires ed infine come candidato alla presidenza della nazione.

Per essere subito molto chiari, Cristina Kirchner (il cui governo ha più volte truccato molti dati e statistiche macroeconomiche nel corso di questi ultimi anni per nascondere i propri errori) non ha alcun merito riguardo la ripresa economica Argentina avvenuta nei primi anni 2000.

Al contrario, come spiegano bene Mario Damill, Roberto Frenkel e Martín Rapetti in un recentissimo paper pubblicato nel Settembre 2015, le politiche sempre più populiste e peroniste di Cristina Kirchner, (salita al potere nel 2007) hanno segnato l’inizio della fine della crescita e dello sviluppo argentino post-crisi 1999-2002.

La situazione attuale, checché ne dica Fabio Marcelli (che farebbe meglio a fare il giurista, anziché improvvisarsi esperto di economia dello sviluppo) dal blog del “Fatto”, è la seguente: le riserve della Banca Centrale Argentina sono a 21.802 milioni di dollari ad Ottobre 2015 (pressoché in costante calo dal 2011, anno della rielezione della Kirchner ed anno in cui queste riserve eccedevano i 45.000 milioni di dollari statunitensi); il Pesos argentino è anch’esso in constante calo rispetto al dollaro dall’estate 2008 (passato da 0,338 a 0,102 dollari in 7 anni); un pesante deficit pubblico (stimato dalle opposizioni e dalle principali banche di investimento a circa il 6,5-7% per l’anno in corso); un debito pubblico in costante crescita in questi ultimi 4 anni (da 33% a 43%); un tasso di inflazione che stando alle stime di economisti indipendenti sarebbe pari al 27,9% (uno dei tassi di inflazione più alti al mondo); importanti aziende, come il gigante del petrolio YPF, completamente nazionalizzate; un livello di povertà in crescita in questi ultimi anni; un livello di disuguaglianza economica in diminuzione il cui calo – avvenuto di pari passo in tutti i paesi del Sud-America – è stato però principalmente determinato (come scritto da Nora Lustig, Luiz Lopez Calva ed Eduardo Ortiz Juarez in un paper del 2013) da fattori esteri e non legati alle politiche economiche del governo Kirchner; una crescita economica ormai debole che nel 2014 si è attestata allo 0,5% e pari all’1,3% negli ultimi tre anni (un dato poco soddisfacente viste le performance migliori degli altri “paesi in via di sviluppo”).

La situazione economica del paese è quindi tutt’altro che rosea e da questi dati è possibile spiegare il perché, nonostante la grande gioia, l’immensa euforia ed i rumorosi caroselli durati tutta la notte, la sfida che attende Mauricio Macri sarà tutt’altro che facile. A tutto questo, si aggiunga anche la posizione di minoranza della coalizione guidata dallo stesso neo-eletto Presidente all’interno del Congresso Argentino.

Oltre al fatto di trovarsi con un paese economicamente debole e provato, Macri dovrà infatti cercare di stringere accordi politici con alcuni Peronisti per cercare di promuovere al meglio la propria agenda politica ed i propri desideri economici. Se da un lato è possibile che Sergio Massa, terzo principale candidato a queste elezioni presidenziali e grande sconfitto del primo turno, possa in qualche modo aiutare Macri, dall’altro lato bisogna anche ammettere che la partita politica è ancora tutta da giocarsi e non sarà certamente facile.

Riguardo poi al programma di Macri, primo leader di centro-destra alla guida del paese dopo il ripristino della democrazia del 1983, è giusto ricordare i punti più importanti.

Il neo-eletto presidente, che ha evitato di esporsi su tematiche spinose come la legalizzazione della cannabis, si è detto invece prontissimo a discutere con i vari creditori privati americani lo scottante tema del completo pagamento di alcuni titoli di stato sui quali il governo Kirchner ha dichiarato default tecnico nel 2014; si è detto pronto a rafforzare le proprie relazioni con gli Stati Uniti e con tutti i principali partner Europei; ha fatto intendere che il suo governo condannerà in modo netto ogni azione anti-democratica del regime socialista Venezuelano e ne chiederà l’esclusione dal MERCOSUR (mercato comune dell’Sud-America) nel caso in cui alle prossime elezioni dovessero verificarsi irregolarità; è pronto a rilanciare l’economia attraverso un graduale taglio delle tasse e delle spese eccessive dello Stato così come attraverso un’intensa lotta alla corruzione ed al narcotraffico. Al tempo stesso, nel corso della campagna elettorale, Macri si è soffermato molto su temi più sociali come la povertà che «continuerà a combattere fino alla fine per garantire all’intero paese un futuro migliore».

Per concludere, la vittoria della coalizione di centro-destra conservatrice-liberale guidata da Mauricio Macri segna una svolta molto importante non solo per l’Argentina ma per l’intero scenario politico del Sud-America. Questa vittoria, infatti, potrebbe avere ripercussioni importanti il molti paesi Sud-Americani, a partire proprio dal povero Venezuela.

Questa vittoria, inoltre, nonostante il silenzio dei media e dei principali leader politici nostrani dovrebbe far riflettere tutti quei milioni di italiani che ad oggi si definiscono di centro-destra, conservatori, liberali e che, per un motivo o per l’altro, non si riconoscono, o voterebbero controvoglia, la nuova ammucchiata del centro-destra, la quale assomiglia molto di più ad una “accozzaglia” di gente più o meno vecchia e logora da venti anni di fallimenti e di finte politiche liberali piuttosto che ad una piattaforma politica nuova, dinamica, giovane, pronta a tagliare le tasse, a ridurre le troppe spese ed i troppi sprechi, a combattere la corruzione, a ridurre il ruolo dello Stato nell’economia e a promuovere una maggiore libertà economica, politica ed individuale.

Ieri abbiamo assistito alla storica vittoria di Macri e tra qualche settimana è molto probabile che assisteremo al grande risultato di Ciudadanos in Spagna.

La domanda che quindi bisognerebbe porsi è la seguente: a quando un cambiamento così liberale, così radicale e così storico in Italia? Per quanto ancora rimarremo (insieme alla Grecia, e non è un vanto!) l’Argentina Peronista d’Europa?

Credo sia doveroso tornare a porsi queste domande in modo serio e profondo. Al tempo stesso bisogna sperare (forse ingenuamente, ma anche no) che tutti coloro i quali si definiscono di centro-destra, conservatori, liberali o che semplicemente hanno veramente a cuore il futuro del nostro paese e delle prossime generazioni, abbandonino i personalismi, abbandonino la loro voglia di seguire il Salvini ed il Berlusconi di turno, abbandonino le guerre fratricide tra loro e si uniscano per affermare i propri principi di libertà, principi alla base della società di oggi ma odiati da tutti coloro che ci hanno governato negli ultimi decenni, che ci governano o che vorrebbero governarci in un prossimo futuro!

Giovanni Caccavello

Studente laureatosi in Economia ed International Business presso la University of Strathclyde, Glasgow, Regno Unito nel Luglio 2015 che attualmente svolge un corso post-laurea in Economia dello Sviluppo presso la University of Glasgow.
Vive nel Regno Unito da oltre 5 anni, attivista del Partito Liberal-Democratico Britannico e dell’ALDE e candidato alle ultime elezioni Parlamentari Scozzesi.
Nel corso della sua breve carriera extra-universitaria nel 2012, ha svolto uno stage a Shanghai presso un’azienda cinese che collabora con business europei nel mercato dell’Import-Export; nel 2013 ha collaborato con il governo italiano per il G8 giovanile tenutosi a Londra, nel 2014 ha svolto una Summer School e ricerche presso la London School of Economics, è un membro del gruppo “European Students for Liberty”, ha svolto uno stage estivo presso l’Istituto Bruno Leoni.

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