Roma Olimpica 2024? No, grazie (…sarebbe stata meglio Milano…)

La candidatura di Roma a “Città Olimpica” è ufficiale. Un mese e mezzo fa, il 16 Settembre, il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha chiuso le iscrizioni e le cinque città che si sfideranno per ospitare i giochi olimpici 2024 sono le seguenti: Roma, Parigi, Los Angeles, Budapest ed Amburgo. Una sfida che si preannuncia, come sempre, appassionante.

Visti i gravissimi episodi di corruzione (ormai, purtroppo, all’ordine dell’giorno) sia a livello locale che a livello nazionale, in molti avranno pensato: “Ma perché? Perché proprio Roma? Perché proprio l’Italia? Chissà quanti miliardi che verranno ancora investiti, spesi malamente, saranno “rubati… Insomma, cosa è mai venuto in mente al Governo e al Coni?”.

Ammetto che anche io sono stato (e sono tutt’ora!) tra quei molti che pensano che le olimpiadi di Roma 2024 non s’hanno assolutamente da fare. Le tristi vicende di Mafia Capitale, la pessima gestione della città degli ultimi 20 anni e le recenti brutte notizie riguardo lo Stadio Flaminio (una volta casa di concerti internazionali e delle partite della nazionale di Rugby, oggi campo di patate lasciato marcire nel degrado più assoluto)  o quelle riguardo i Mondiali di Nuoto tenutisi nel 2009, lasciano pensare che il precedente governo Monti non abbia poi avuto tutti i torti nel bocciare una potenziale candidatura italiana per le Olimpiadi 2020 (che si terranno invece a Tokio).

Abbiamo troppi problemi di carattere giudiziario per poterci permettere di ospitare delle Olimpiadi. Ci vorrebbe una giustizia più efficiente e pene puntuali (al momento sono un po’ come Trenitalia: non sai mai quando il tuo treno arriverà, se mai arriverà) per incominciare ad affrontare e combattere in modo efficace la corruzione. L’unica cosa che possiamo quindi fare, nel caso in cui il governo e il Coni non si ravvedano nei prossimi mesi, è sperare e “tifare” affinché l’assegnazione delle olimpiadi vada a Los Angeles (capirete ora il perché della mia speranza).

Non credo infatti che la corruzione si combatta semplicemente decidendo di bloccare qualsiasi evento internazionale, sia esso un Mondiale, EXPO o un’Olimpiade. Questi eventi, infatti, se organizzati come si deve e progettati in modo serio ed intelligente sono ghiottissime occasioni per far conoscere una città al mondo intero, mostrare il lato “ludico” di un paese ed attirare centinaia di migliaia di turisti.

L’esempio più lampante è dato da Londra, città che ha ospitato gli ultimi giochi olimpici. Le Olimpiadi di Londra 2012 sono state senza alcun dubbio un successo. Il governo di coalizione guidato da Cameron e Clegg riponeva molte speranze in questo evento, poiché esso doveva rappresentare la vera occasione di rilancio della grande capitale Britannica. E così è stato.

Come riportato dal CIO poche settimane dopo la chiusura dei giochi olimpici, Londra ha fatto bingo: un audience pari a oltre 4,8 miliardi di persone; oltre il 90% di Britannici che hanno seguito almeno per 15 minuti le azioni dei più grandi atleti della terra; un impatto economico pari a 5,3 miliardi di Sterline (7,3 miliardi di Euro) che aumenta fino a una stima di circa 16,5 miliardi di Sterline (23 miliardi di Euro, circa 1,5 punti di PIL italiano) se si considerano gli anni tra il 2005 e il 2017; spese di turisti stranieri nel solo mese di Agosto (mese in cui si è tenuta la manifestazione) pari a 4,5 miliardi di Sterline (6,2 miliardi di Euro).

Londra ha avuto il suo momento di gloria e le Olimpiadi hanno indirettamente segnato la ripresa economica del Regno Unito. Che la fiamma olimpica sia stata di buon auspicio?

È quindi incorretto dire che questi eventi sono solo una zavorra e che non servono a nulla (come in alcuni casi hanno cercato di argomentare Beppe Grillo e molti altri politici e politicanti da strapazzo). Se organizzati in modo strategico, eventi di caratura mondiale come le Olimpiadi possono rivelarsi un volano per l’economia.

Ecco quindi perché spero che Los Angeles diventi la città in cui il braciere olimpico possa ardere in tutto il suo splendore: nel caso in cui una città europea (come Parigi, Amburgo o Budapest) diventi la città ospitante, nel 2028 e nel 2032 sarà molto difficile che l’evento venga assegnato nuovamente ad una nazione europea.

Dunque, il Coni e il governo Italiano dovrebbero immediatamente ritirare la candidatura di Roma (prima della votazione finale), fare pressing affinché Los Angeles diventi città olimpica 2024 e successivamente candidare Milano alle olimpiadi del 2028.

Perché proprio Milano?

Come è stato fatto notare da molti quotidiani nazionali ed internazionali (penso all’articolo di pochi giorni fa pubblicato da L’Espresso oppure ad un articolo apparso qualche mese sul Financial Times), Milano – la capitale industriale italiana – nel corso dell’ultimo decennio ha subito una forte e positiva trasformazione tanto che oggi si presenta più bella che mai: una città dinamica, ricca di storia e di cultura, proiettata verso il futuro e con la consapevolezza di essere l’unica e vera locomotiva d’Italia ed una delle città più importanti e ricche d’Europa.

Nonostante una classe dirigente non sempre impeccabile ed i molti problemi legati al disastroso “Sistema Italia”, fare business sotto la “Madunina” piace molto ed è considerato “cool”; le vie della moda non sono mai state così famose; il mondo della cultura, dell’arte, della musica, del teatro – al di là delle molte difficoltà legate alla mancanza di adeguati finanziamenti – è in netta ripresa e lo sport è da sempre uno dei punti fermi della città. Milanisti ed Interisti ne sanno qualcosa.

Organizzare le Olimpiadi a Milano vorrebbe innanzitutto garantire continuità con quanto di buono avvenuto negli ultimi anni, significherebbe dare prospettiva al “dopo EXPO” (le idee di Passera, Sala & Co. di trasformare l’area di Rho in un centro per l’innovazione o in una cittadella universitaria lasciano – per ora – un po’ il tempo che trovano; non sarebbe meglio utilizzare la grande area a disposizione per progettare la cittadella Olimpica, casa di oltre 10 mila atleti e di altre migliaia di persone tra addetti ai lavori, giornalisti e televisioni mondiali?) e permetterebbe ad un’intera città di impegnarsi in un grande progetto comune (Glasgow, città ospitante dei Giochi del Commonwealth 2014, è un esempio perfetto di questo a tal punto che il nuovo slogan della città è “Le persone sono la vera anima di Glasgow”).

Se programmate con razionalità, le Olimpiadi meneghine potrebbero finalmente essere l’occasione in cui, Milan, Inter e Comune di Milano, raggiungano un accordo definitivo per la costruzione dei due stadi di proprietà. Stadi privati, che non avrebbero forti ripercussioni finanziarie né sul comune, né sullo Stato (in vista di potenziali futuri Giochi Olimpici), genererebbero tanti nuovi posti di lavoro e permetterebbero ai due storici club di tornare grandi sia in Italia che in Europa, per il bene dell’intero calcio italiano (considerato tra le prime dieci “aziende” italiane, in termini di giro di affari e valore di produzione) e non solo.

Se progettate con serietà, le Olimpiadi potrebbero permettere il recupero di alcune delle zone più degradate della città, come avvenuto per alcune aree degli “East Ends” di Londra e di Glasgow (abitando a Glasgow da diversi anni, conosco bene queste due realtà).

Se organizzate con intelligenza, le Olimpiadi lombarde proietterebbero Milano ulteriormente verso il cuore commerciale dell’Europea e la aiuterebbero a compiere un grosso passo avanti per trasformarsi in città continentale anziché regionale. Uno studio di McKinsey di qualche anno fa indicava Milano (unica città Europea insieme a Madrid e Zurigo) come città leader per la crescita futura dell’Europa, considerato il rallentamento economico delle grandi megalopoli come Londra e Parigi. Sarebbe un peccato non cogliere opportunità di questo genere.

In altre parole, sarebbe davvero sbagliato credere – come canterebbe il nostro bravissimo Roberto Vecchioni –che le “Luci a San Siro” siano ancora spente e non verranno mai più accese.

Giovanni Caccavello

Studente laureatosi in Economia ed International Business presso la University of Strathclyde, Glasgow, Regno Unito nel Luglio 2015 che attualmente svolge un corso post-laurea in Economia dello Sviluppo presso la University of Glasgow.
Vive nel Regno Unito da oltre 5 anni, attivista del Partito Liberal-Democratico Britannico e dell’ALDE e candidato alle ultime elezioni Parlamentari Scozzesi.
Nel corso della sua breve carriera extra-universitaria nel 2012, ha svolto uno stage a Shanghai presso un’azienda cinese che collabora con business europei nel mercato dell’Import-Export; nel 2013 ha collaborato con il governo italiano per il G8 giovanile tenutosi a Londra, nel 2014 ha svolto una Summer School e ricerche presso la London School of Economics, è un membro del gruppo “European Students for Liberty”, ha svolto uno stage estivo presso l’Istituto Bruno Leoni.

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