La bufala della “ideologia gender”

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Non si può più inveire contro i gay o contro l’educazione sessuale a scuola come ai vecchi tempi, così invece di uscire allo scoperto ci si ripara dietro una parola straniera dal suono sinistro, il gender, a cui attribuire qualunque cosa urti la morale delle vecchie zie di Facebook, che spesso hanno le sembianze del populista che pubblica link e immagini spazzatura a nastro.

Così si crea un immenso calderone, confuso e contraddittorio, dove entrano l’educazione sessuale, il femminismo, i libri con storie d’amore gay, l’educazione al rispetto tra maschi e femmine o gay ed etero, l’identità sessuale e via dicendo… È tutto un gender a seconda di quello che conviene.
Ma ci si può fermare qui?

Facciamo un passo ulteriore: invece di accettare che la società stia cambiando spontaneamente, si dice che dietro tutto questo ci sono poteri occulti e terrificanti che tramano a contro di noi ed in particolare contro gli alunni delle scuole, facendo leva meschinamente sulla “protezione dei bambini”, come ha fatto Putin in Russia nell’introdurre le sue leggi omofobe.

In questo modo si conferisce una veste politica a pulsioni xenofobe che altrimenti rimarrebbero confinate ai brontolii da bar, ma si trova anche un comodo parafulmine a cui addossare ogni decadimento morale e deresponsabilizzarsi. Le trasformazioni sociali non sono responsabilità nostra, ma sono colpa di qualche entità esterna che travia le persone, anche tra i giovani e nelle scuole.

Allora perché non accettare che sia sempre un ente terzo, magari lo Stato, ad intervenire al posto nostro e con mano autoritaria per fermare tutto questo?

Tuttavia, quando si parla di educazione sessuale o di insegnare il rispetto per i gay, pure alcuni pseudo-liberali o pseudo-libertari hanno abbracciato la rivendicazione del “lasciare questi temi alle famiglie”, rispolverando la polemica contro uno Stato che non dovrebbe “indottrinare” dei bambini che “non sono pronti”.
Ma questo a scuola non ha senso, sia essa pubblica o privata stiamo comunque parlando di una comunità di persone che deve per forza avere delle regole e dove i suoi membri devono rispettarsi, quindi anche rispettarsi tra maschi e femmine, tra etero ed omosessuali, a prescindere da quello che pensano o insegnano le famiglie di provenienza. Altrimenti facciano come i loro omologhi americani: se non vogliono stare alle regole di convivenza della scuola ritirino i loro figli e se li educhino come vogliono a casa loro, lo possono fare anche in Italia se davvero ne hanno voglia, ma preferiranno continuare a protestare dietro a uno schermo per chiedere alla scuola o alla politica di pensarci al posto loro.

La loro libertà vale quanto la libertà di uno studente omosessuale di vivere la propria vita senza essere oggetto di bullismo a scuola. Se molti ragazzi usano schernire o insultare gli omosessuali sin dalla più tenera età, spesso impuniti se non incoraggiati, perchè ora improvvisamente non sarebbero pronti per l’argomento?

Al di fuori del mondo strettamente libertario, poi, ci sono molte persone che ritengono che la scuola debba infondere dei valori ai ragazzi (inclusi moltissimi anti-gender, che vorrebbero una scuola che trasmetta valori cristiani), allora perché non fare lo stesso per un valore indiscutibile come la tolleranza per i vari orientamenti sessuali?

Parimenti non ha alcun senso andare contro all’educazione sessuale, dato che serve ad evitare malattie e gravidanze indesiderate.

Come per la storia dei vaccini il genitore è libero di crescere il figlio come vuole, ma non può mettere a repentaglio la sua salute e la sua vita futura, i bambini sono persone a sé stanti e non oggetti.

Da questa bufala del gender sono però nati una serie di fortunati spin-off, che ne rappresentano l’esasperazione e la rielaborazione in senso “intellettuale”. In particolare la versione secondo la quale nelle scuole si insegna che tra maschi e femmine non c’è alcuna differenza naturale, che se ne fanno due identità intercambiabili o da mescolare in una sorta di genere unisex.

Qui sono fioriti i vari Fusaro e compagnia cantante, inventandosi (ovviamente senza alcuna prova o aggancio alla realtà) una regia occulta del “nuovo ordine mondiale” e del “capitalismo assoluto e totalitario” che vorrebbero creare consumatori totalmente omologati, standardizzati, intercambiabili. Peccato che le aziende capitalistiche, per impiantarsi o espandersi, in molti casi vadano invece alla ricerca di segmenti di consumatori nuovi e differenziati, per poter offrire loro in esclusiva un prodotto su misura.

Creare una massa indistinta di consumatori permette sì di sapere in anticipo cosa e quanto produrre, crea un mercato sterminato a cui vendere, ma a questo punto è un’occasione così ghiotta da attirare immediatamente uno stuolo di investitori e di imprenditori desiderosi di aggredire questa miniera d’oro, al punto che la competizione si fa spietata e ogni prospettiva di guadagno facile o di profitto stellare svanisce.

Non sto dicendo nulla di sconvolgente, sono i principi di base del mercato che i vari Fusaro dovrebbero conoscere, prima di criticare.

Il “capitalismo totalitario” non avrebbe nulla da guadagnarci e non si capisce come potrebbe mai dirigere una qualche riprogrammazione del genere umano e in quale direzione, visto che le grandi imprese oggi esistenti esigerebbero ciascuna un tipo diverso di consumatore-standard per far crescere i loro affari.

È invece noto come l’omologazione sociale sia propria dei contesti pre-capitalistici dove ciascun individuo svolge mansioni simili agli altri, mentre si ha molto più pluralismo dove si applica la divisione e specializzazione del lavoro di origine capitalista.

Ma se ai livelli di Fusaro siamo all’apoteosi di questa ennesima vulgata di irresponsabilità individuale e di complottismo, oltre alla responsabilità si annulla anche ogni forma di impegno contro un gigante così potente e terrificante, quale è un capitalismo mondiale che viene già in partenza definito come “assoluto”. L’individuo che non conta niente non ha senso che faccia alcunché.

Se la versione più rozza e popolare dell’anti-gender ha dato vita a qualche goffa manifestazione di piazza (neanche lontanamente paragonabile alle mobilitazioni del Family Day di qualche anno fa), quella più intellettuale e compiuta non ha prodotto proprio nulla: dalle crociate internettiane di Fusaro non è nato alcun movimento, i suoi seguaci restano immobili a contemplare la distruzione della civiltà operata dal “nuovo ordine mondiale”, senza la benché minima alternativa da proporre, senza neanche organizzarsi e darsi da fare per cercare di cambiare le cose come tanto predicano.

Forse è una implicita ammissione di stare dalla parte del torto e di starci soltanto per esprimere un disagio verso il mondo circostante e la sua evoluzione. La lotta a chiacchiere contro il gender è solo per dire un ulteriore e gratuito “no” ai cambiamenti della società.

I sistemi filosofici che più di tutti vorrebbero riscattare l’Uomo, finiscono così con l’annullarlo nell’inazione.

Pierpaolo Cecchi

Libertario, studente all’ultimo anno nel corso specialistico di economia finanziaria all’Università in Bologna, vivo da sempre in Romagna (per la precisione a Cervia) e sono local coordinator per Students for Liberty.

2 Risposte

  1. Franco Puglia

    Quando si indaga sui comportamenti umani bisognerebbe partire almeno dalla conoscenza delle leggi della fisica. Ad esempio : ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
    Il tema “gender” (che poi vorrebbe dire “genere”) non può fare eccezione.
    Quindi, ad ogni eccesso mediatico su istanze provenienti dal mondo degli “irregolari” corrisponde necessariamente una reazione da parte dei “regolari” , tanto più vistosa quanto più vistose sono le iniziative degli “irregolari”.
    I bambini nelle scuole : qualcuno pensa che nelle famiglie i genitori insegnino ai bambini comportamenti scorretti nei confronti di altri bambini di sesso diverso o con comportamento percepito come anomalo (perchè parlare di “orientamento sessuale” nei bambini mi pare eccessivo) ? Suvvia, non esiste, salvo eccezioni.
    Il fatto è che i bambini sono “selvaggi”, che reagiscono secondo natura prima che l’educazione più o meno costrittiva li plasmi a comportamenti sociualmente accettabili. Il bullismo è uno di questi comportamenti, e prescinde dal genere.
    La cultura dominante della nostra società, fondata su un egualitarismo di natura socialista, che reinterpreta a modo suo i fondamenti libertari ed ugualitari della rivoluzione francese, rifugge da ogni distinzione tra gli esseri umani, per cui si cerca di proporre un modello sociale in cui non esistano distinzioni sessuali, ma neppure intellettuali, attitudinali, o di qualsiasi altra natura.
    Un pudore insensato ci fa chiamare non vedenti i ciechi e diversamente abili i disabili.
    Questa cultura che pretende l’egualitarismo imposto dall’alto non è invece in grado di insegnare una cosa molto più semplice : il rispetto reciproco nella diversità riconosciuta. I bambini riconoscono la diversità istintivamente e reagiscono in maniera strettamente animale, con il dileggio, la prevaricazione, l’isolamento, sino alla violenza. da adulti il comportamento cambia, a volte, ma a volte no.
    Ciò che è mancato è il fondamentale insegnamento del RISPETTO, assente ormai nelle famiglie, assente nelle scuole, assente nella società.
    Una società in cui sia assente il rispetto tra i suoi componenti è una società malata e destinata all’estinzione.

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    • Pierpaolo Cecchi

      In realtà quello che si sta iniziando a fare in alcune scuole è proprio insegnare il rispetto tra le varie e distinte identità sessuali, non omologarle.
      E sì, esistono famiglie dove i comportamenti omofobi sono tollerati se non incoraggiati, ne ho viste e ce ne sono, non si può negare la realtà.
      Allora quei ragazzi, che vengono educati male, vanno corretti dalla scuola (perlomeno, per il tempo in cui devono convivere nella scuola stessa con altri ragazzi).
      Se la famiglia invece è d’accordo nel “punire” i comportamenti omofobi lo farà insieme alla scuola, visto che certi comportamenti a volte sorgono spontaneamente nei bambini.

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