Quanti bombardieri potremmo comprare con un ospedale?

Se ve lo state chiedendo, ho già la risposta pronta: no, il titolo non è una provocazione. È un semplice ragionamento che è scattato quando, qualche giorno fa, è filtrata la notizia che il Governo potrebbe bombardare l’Isis in Iraq. A quanto pare si potrebbero utilizzare i Tornado, un modello che volò la prima volta nel 1974. E pare che sia allo studio l’ipotesi di utilizzare le bombarde. Ma non è detto: si potrebbero impiegare anche le catapulte, una tecnologia molto più affidabile. Per cui è tutto in ordine, siamo pronti a intervenire.

Contenti? Io no. Ma voi dovreste. Si va in guerra contro il Califfo. Con una scarpa e una ciabatta, ma d’altronde che pretendete? Qualche mesetto fa ve ne uscivate con frasi del tipo: “Quanti ospedali potremmo comprare con un effetrentacinque?”. E allora, che fare? Ve lo dico io: meno ospedali e più bombardieri.

Ripeto: è una provocazione? No che non lo è. Sto solo scendendo al vostro livello, visto che un discorso sensato e ragionevole su Forze Armate e armamenti è impossibile. Ho solo invertito i fattori secondo la logica “so soldi”: la spesa sanitaria in Italia potrebbe essere fonte di innumerevoli risparmi, mentre la spesa le Forze Armate è in linea con quella europea, anzi forse spendiamo qualcosina meno, anche se andrebbero comunque allocate meglio le risorse. Quindi meno ospedali e più bombardieri.

Va bene? No che non va bene, è evidente. Ma se ragionate come le scimmie a me parte la scimmia. E non è questione di “effetrentacinque sì” o “effentrentacinque no”, ma un discorso più generale. E non mi rivolgo ai pacifisti-noglobal-antimilitaristi di professione, perché al cuore non si comanda, figuriamoci all’ideologia. Ma agli altri. Mi riferisco a quell’orda di indignati a carica alterna, a quella massa di qualunquisti d’accatto e imperialisti straccioni che vorrebbero avere una politica estera putiniana pensando che bastino i carri armati di Risiko. Vi do questa notizia: non bastano. Perché gridare un giorno sì e l’altro pure che “La gente ha fame, dateli a noi quei soldi!”, “Coi sottomarini non ci si mangia!” accompagnato da un “Invadiamo l’India e riprendiamoci i nostri ragazzi!” è un controsenso, capite?

Per carità, non pretendo che si comprenda che prima di parlare di sistemi d’arma, riforma delle Forze Armate e altre cose del genere, forse, sarebbe cosa buona e giusta avere, o pretendere da chi ci governa, una strategia di medio-lungo per la nostra politica estera e le nostre relazioni internazionali. Non pretendo che l’Esercito, l’Aereonautica, la Marina e – mettiamoceli per formalismo – i Carabinieri vengano concepiti per quel che sono, cioè uno strumento di politica estera e, come tutti gli strumenti, è meglio che siano funzionanti e tecnologicamente adeguati.

No, per carità, non lo pretendo, altrimenti si rischia di elevare la chiacchiera da bar a chiacchiera da pranzo della domenica. Vi vorrei solo far sommessamente notare, però, che se vogliamo avere un esercito, se vogliamo continuare a partecipare a qualche missione anti-pirateria, di controllo dell’immigrazione o, addirittura, di peace-keeping o peace-making (cioè fare le guerra, per sintetizzare), be’, la cosa costa. E siccome i soldi non crescono sugli alberi e le monete non si stampano con le stampanti 3D, a qualcosa dovreste rinunciare. Per esempio, al nipote assunto alla municipalizzata. O alla baby-pensione. Oppure alle chilate di ricette per la mamma, ma intestate alla nonna per l’esenzione del ticket. O, per tornare al titolo, a un ospedale per ogni campanile. Poi potrete sempre decidere che no, l’Italia non ha bisogno dell’esercito, che volete tenervi tutta questa roba, e che potremmo campare di Turismo, pizza, pasta e mozzarelle. Ok, ma poi non venite a lamentarvi dei Marò e del Califfo e dei marocchini e dei rumeni e degli americani e dei russi.

Perché insomma, ragazzi, io capisco che a un certo punto, a calcetto, gli argomenti si esauriscono: ci si annoia a parlare sempre di puttane e pallone e Ignazio Marino. Ma le cose serie, tipo la guerra e l’incolumità di persone che di mestiere lavorano alle nostre dipendenze, rischiando magari la vita, lasciatele fuori da queste discussioni. O almeno, non fate come i vostri padri o nonni, che volevano l’autarchia, l’INPS, l’IRI e l’Impero, l’Abissinia, la Libia. Perché ebbero come risultato una cosa sola: la miseria.

Quella vera, non la vostra.

Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues. Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio e della Direzione Nazionale del partito.
Cinico visionario, critico impenitente, anche di me stesso. Immoderato per vocazione.

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