Il complottista non ha dubbi

Il complottista sembra aver sostituito nel nuovo millennio il famoso conformista cantato da Giorgio Gaber. Anche lui è un animale assai comune, ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa, quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire, è il risultato di una specie che vola sempre a bassa quota in superficie. Anche lui oramai somiglia molto a tutti noi, quando non abbiamo dubbi. Nell’uno e nell’altro caso il problema non sono mai state le idee di volta in volta strillate, ma l’aver abdicato al proprio spirito critico. Il che è psicologicamente e socialmente un sintomo (un sintomo, perchè sono convinto che la malattia sia un’altra) drammatico. Perché io non sono nessuno per dire con certezza come siano andate le cose (dagli attentati dell’11 Settembre alla guerra in Iraq, passando per l’Isis e lo sbarco sulla Luna) ma posso solo ricercare con umiltà, confrontare fonti, ascoltare pareri diversi e non recepirli passivamente. In altre parole posso, possiamo solo avere dubbi. E vorrei solo che ci fossero più dubbi, più analisi critiche, più reverenza verso l’ipotesi che noi si possa essere degli ignoranti. Sarei prontissimo ad ascoltare le ragioni di un complottista rispettoso, bene informato, in grado di argomentare le sue teorie con onestà intellettuale: e questo articolo in verità non riguarda le teorie del complotto. Riguarda tutti quelli, e sono la maggior parte, che sostengono teorie complottiste basandosi sul sentito dire o nella migliore delle ipotesi su un filmato di YouTube, la massa intollerante e fondamentalista che conferma dopo millenni quell’immortale proverbio latino: vasa inania multum strepunt.

Anche la canzone di Gaber, molto più compiutamente, non era dedicata alle tante singole idee citate, che hanno trovato alfieri nobili e orribili in ogni circostanza. È la denuncia di una tentazione anti-intellettuale, una trappola mentale in cui possiamo cadere nel disperato tentativo di semplificare il mondo schierandoci dalla parte più comoda, smettendo di farci domande. Ci sarà sempre un pensiero preconfezionato a sollevarci dalla nostra limitatezza di vedute. Ci sarà sempre un complotto che ci conforterà dal nostro essere piccoli, impotenti, in balia di eventi terribilmente complessi da capire. Ci sarà sempre un raggiro a confortarci dalla nostra mediocrità, a rassicurarci dicendoci che tutto ciò che non abbiamo avuto, e che hanno avuto altri, non è dipeso nemmeno in minima parte dalla nostra incapacità e dalla maggiore abilità altrui. Ci sarà sempre qualcosa che non ci hanno detto, che noi sappiamo ma che gli altri, poveretti loro, non sanno. Sapremo sempre trovare una teoria in grado di spronarci fuori dalla terribile consapevolezza che la nostra sfortuna possa non essere colpa di nessuno. Trovare sempre degli untori, ebrei, illuminati, rettiliani cui dare la colpa per riuscire meglio ad accettare ciò che non abbiamo la forza o la possibilità di cambiare. Ed è così che un mondo in cui siamo vittime inermi di crudeli burattinai diventa quasi rassicurante, consolati come siamo nella nostra irresponsabilità.

Un mondo alieno, parallelo, dove non possiamo veramente essere chiamati ad agire perché la nostra vita verrà sempre decisa da altri; la fine del pensiero, dell’analisi diventa inevitabilmente la fine dell’azione e della scelta. Ma come diceva straordinariamente Voltaire: “Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”. Questi complotti svaniranno come un incubo appena avremo il coraggio di affrontare la realtà razionalmente. Il che vuol dire, soprattutto, avere dubbi.

Stefano Leanza

Nato a Milano un ventennio fa, studio Giurisprudenza a Roma. Penso liberale e scrivo di giustizia e garantismo. Blogger per hobby, sono appassionato di giornalismo politico e sportivo.

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