Hiroshima e Nagasaki

Il 6 e il 9 agosto si compiono settanta anni dal lancio delle bombe atomiche rispettivamente su Hiroshima e Nagasaki. Sicuramente stampa e media internazionali saranno prodighi di critiche e polemiche verso quella scelta della leadership americana e antifascista, e invocheranno principi e sentimenti morali e umanitari. Nonostante ciò, in realtà, l’uso delle armi nucleari nella guerra contro Giappone, seppur profondamente doloroso e lacerante,  fu una scelta giusta, non solo a livello strategico, ma anche a livello morale e umanitario.

Gli eventi storici vanno studiati tenendo assolutamente conto del contesto e delle condizioni entro cui vengono compiuti. L’uso delle armi nucleari da parte della leadership americana e antifascista non venne deciso in una situazione paragonabile a quella che viviamo noi, bensì fu l’ultimo atto di una guerra tremenda, genocida, che aveva già causato più di 50 milioni di morti. Una guerra voluta e iniziata proprio dal Giappone e i suoi alleati, durante la quale lo sterminio di civili assunse dimensioni spaventose. Chi più di altri si macchiò di queste colpe furono le potenze dell’Asse, particolarmente la Germania nazista e il Giappone imperiale, rei di mostruose, sistematiche e organizzate carneficine di popolazioni, torture e inaudite umiliazioni di intere nazioni e religioni. Pochissimi casi storici potrebbero essere paragonati con la barbarie del nazismo tedesco e del militarismo giapponese di quel periodo.

Il Giappone colpito dagli USA e dall’alleanza antifascista fu il peggiore e più crudele aggressore che la storia dell’Asia orientale ricorda. Esso per molti anni si espanse in Asia orientale e nel Pacifico, provocando l’odio profondo delle nazioni e popolazioni dell’area a causa dei massacri, degli assoggettamenti e degli abusi compiuti. Un odio che ancora oggi non è completamente scomparso, siccome il Giappone continua ad essere guardato con sospetto e timore, e la forte presenza americana continua ad essere ritenuta necessaria come garanzia dai popoli della regione (ormai anche come contrappeso all’ascesa dell’imperialismo cinese).

Si optò per la bomba atomica perché rappresentava il modo meno catastrofico e cruento per porre fine alla guerra. L’alternativa era continuare a combattere con armi convenzionali, ed eseguire uno sbarco massiccio in Giappone. Un’operazione che avrebbe provocato infinitamente più morti fra soldati e civili di quelli effettivamente provocati dalle bombe atomiche, e che avrebbe richiesto molto più tempo per portare la guerra a compimento. L’uso delle armi nucleari aveva lo scopo di dimostrare ai giapponesi che continuare a combattere era ormai futile, cosa che difatti avvenne. Al contrario, senza i bombardamenti atomici, il regime nipponico avrebbe continuato a battersi in extremis sperando di sopravvivere, siccome la posizione isolana del paese e la sua forza militare ancora notevole, avrebbero creato un enorme costo di vite e di denaro agli americani e i loro alleati, portandoli possibilmente a firmare un accordo. L’alleanza antifascista mirava però, giustamente, al totale annientamento e sradicamento del criminale regime nipponico, il quale potrebbe essere descritto come un feudalesimo militarista. Dunque, non esisteva l’opzione di compromesso, ma la sola possibilità di sconfiggere il paese e portarlo a trasformare radicalmente il suo sistema politico e sociale, come contemporaneamente succedeva anche in Germania.

La propaganda antiamericana e antioccidentale «pacifista», presenta la scelta di usare armi nucleari contro il Giapppone come soltanto americana. In realtà l’uso della bomba atomica non fu una decisione unilaterale americana, ma avvenne in accordo con la leadership sovietica e britannica. Stalin fu informato ufficialmente che la bomba era pronta dallo stesso Truman, e augurò un buon uso della nuova arma con risultati favorevoli agli alleati nella guerra contro il Giappone. Gli americani bombardarono Hiroshima il 6 agosto e i sovietici attaccarono le truppe giapponesi in Manciuria due giorni dopo. Si trattava di azioni coordinate dell’alleanza antifascista contro l’ultimo paese dell’Asse. Inoltre l’ultima fase della guerra era comunque stata una corsa alla costruzione della bomba atomica, e senza lo sbarco in Normandia nel giugno 1944 sarebbe stato possibile che gli alleati non avessero occupato Berlino in tempo per salvare se stessi dalle bombe atomiche tedesche, siccome i fisici del Terzo Reich erano già vicini al completamento della sua costruzione. Non si trattava di se la bomba sarebbe stata creata e usata, ma di chi sarebbe riuscito a farlo per primo.

I comunisti in tutto il mondo avevano applaudito il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945, perché esso aveva messo fine alla guerra prima e con molti morti in meno del previsto. La sinistra cominciò ad attaccare e condannare l’uso delle bombe atomiche solo dopo lo scioglimento dell’alleanza antifascista e l’inizio della guerra fredda. La ragione era ovvia: l’uso di armi nucleari era l’unica azione che poteva essere rimproverata agli americani da parte della propaganda sovietica, visto che tutto il resto era messo in atto ugualmente anche dai sovietici. Inoltre, il comportamento dell’Armata Rossa nei confronti delle popolazioni trovatesi sotto il suo controllo durante e dopo l’avanzata contro i tedeschi in Europa, era stato notevolmente peggiore rispetto a quello delle truppe occidentali.

Da allora la polemica contro le armi nucleari e l’energia nucleare in genere, è perfettamente allineata con la grande strategia del Cremlino, per la quale è essenziale il ridimensionamento dell’arsenale nucleare strategico americano, la supremazia nucleare e militare in Europa, e la dipendenza energetica dei paesi europei dalle fonti energetiche russe. La sottomissione dell’Europa all’imperialismo russo passa immancabilmente da questi presupposti, insieme alla divisione politica del continente.

Purtroppo negli ultimi anni idee pericolose e accomodabili per i piani dell’imperialismo russo prosperano non solo fra i suoi amici e alleati, oltre ai «pacifisti», i romanticoni e i vari aspiranti salvatori dell’umanità, ma anche all’interno del governo americano. La politica Obama in materia di armi nucleari ha riportato un sensibile indebolimento della capacità di deterrenza americana, nello stesso periodo in cui l’Asse Mosca-Pechino rafforza costantemente le sue potenzialità nucleari e in genere militari in modo formidabile, e l’Europa occidentale sembra decisa a perdere la capacità di proteggere se stessa, fidandosi della bontà degli altri. Un trend estremamente preoccupante, che dovrebbe allarmare gli analisti e gli esperti europei e americani.

Sotirios Fotios Drokalos

(Atene, 1981) Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Laurea in Scienze Giuridiche, entrambe presso l'Università di Bologna. Autore dei libri «Cristianesimo sanguinario. La devastazione del mondo greco-romano» (Yume Edizioni, Torino, 2014), e «Imperialismo Romano. Scelta di élite o di popolo?» (Edizioni Saecula, Vicenza, 2015). Suoi testi vengono pubblicati da riviste e siti di storia e di politica.

5 Risposte

  1. firmato winston

    “senza lo sbarco in Normandia nel giugno 1944 sarebbe stato possibile che gli alleati non avessero occupato Berlino in tempo per salvare se stessi dalle bombe atomiche tedesche, siccome i fisici del Terzo Reich erano già vicini al completamento della sua costruzione.”

    E’ ormai completamente assodato da decenni che i fisici tedeschi e la nazione germanica erano lontanissimi dallo sviluppo della bomba, solo che allora gli alleati non lo potevano sapere con certezza.

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    • Sotirios Fotios Drokalos

      Erano più vicini degli altri, e non “lontanissimi” se la bomba venne costruita un paio di mesi dopo l’occupazione di Berlino, con partecipazione di fisici tedeschi trasferiti agli USA. Comunque l’argomento rimane perfettamente valido in ogni caso, siccome senza la Normandia nessuno può sapere quando sarebbe caduta la Germania, e se quel tempo sarebbe bastato per la costruzione della bomba.

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  2. filippo

    Ho letto, con un certo disgusto, ma ho letto tutto l’articolo. Mi sono forzato a leggere di come i cattivissimi nipponici, avessero, compiuto atti così inenarrabili, da MERITARE una bomba atomica. Tali atti sono così ignominiosi che non ne viene fatta menzione nel testo. Sicuramente la guerra è stata dura, nessuno lo può negare, ma nessuna delle due parti si è contraddistinta per Umanità. Qualunque cosa essa significhi oggi.

    Ma vorrei ricordare che:
    -il giappone era tecnicamente vinto, a leggere i faziosi libri di storia delle mie scuole e università sicuramente scritti da neonazisti o negazionisti.
    -i tedeschi non sarebbero mai arrivati alla costruzione della bomba atomica, basta vedere a che livello di sviluppo era il piano V1 ( i missili lunga gittata)

    Credo l’impianto dell’articolo sia pericoloso, o semplicemente stupido: i Giapponesi meritavano di essere l’unico popolo mai sterminato da un ordigno nucleare perchè erano i più cattivi. Rabbrividisco al pensare che le nostre università formino tali menti.
    L’attacco nucleare è stata una Machista prova di forza degli stati uniti che per coerenza e stessa cattiveria avrebbero dovute mollarne una in Germania e una in Italia, ma hanno preferito l’isolato Giappone.

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  3. Lorenzo

    L’articolo, ben scritto, ci ricorda, citando Montanelli che a sua volta semi-cita Clemenceau, che la pace sia una cosa troppo importante per lasciarla fare ai pacifisti.

    L’utilizzo dell’arma atomica e la successiva proliferazione hanno rappresentato un grandissimo deterrente al conflitto su larga scala che sarebbe stata la Guerra Fredda non più fredda.
    In quest’ottica mi verrebbe da azzardare, l’autore mi critichi l’ipotesi, che l’utilizzo della Bomba del ’45 abbia avuto una funzione da Guerra Fredda. L’aver mostrato al prossimo nemico la propria forza, ed anche aver velocizzato la resa del Giappone. Resa che se protratta avrebbe significato un’azione dispendiosa, sia umanamente sia economicamente, sull’isola nipponica magari con l’intervento sovietico (non più solo sul continente) che avrebbe complicato la geopolitica asiatica del dopoguerra.
    Anche l’utilizzo di due bombe sembrerebbe strategico: c’è una bella differenza tra lanciare un’atomica e lanciarne due, specialmente agli albori di certa tecnologia. La ripetizione denuncia la capacità di essere forniti di un arsenale considerevole in tempi ridotti. Proprio così funziona la deterrenza: non basta una Bomba, serve un arsenale ben dislocato pronto a colpire per rappresaglia.
    Tuttavia sembra che il presidente Truman non avesse autorizzato il bombardamento anche di Nagasaki, e che dal 9 Agosto avesse bloccato ogni ulteriore utilizzo senza previa autorizzazione presidenziale. L’USAF aveva semplicemente considerato le atomiche come armamento convenzionale.

    Lungi da me criticare gli USA per questo, mio ipotizzato, utilizzo dell’atomica. Anzi! Ripeto: sono d’accordo con quanto affermato nell’articolo.

    All’osservazione che il Giappone fosse praticamente vinto bisogna ricordare che i quadri dell’esercito imperiale non erano affatto disponibili ad una tregua incondizionata. L’aggettivo incondizionata era un caposaldo di tutta l’azione Alleata. Né Italia né Germania avevano potuto avanzare condizioni, ed allo stesso modo doveva essere per il Giappone. Quindi piani per l’invasione delle cinque maggiori isole erano già pronti e la guerra sarebbe potuta andare avanti ancora un anno, nella migliore delle ipotesi, con molti più morti di quelli contati a Nagasaki ed Hiroshima.
    Quanto alle azioni di conquista giapponesi non sono mancati delitti contro l’umanità del tipo di quelli tedeschi. Sono documentati utilizzi di armi chimiche e biologiche, oltre a terribili condizioni di vita ai danni delle popolazioni sottomesse.

    Che i tedeschi fossero lontani dalla costruzione della Bomba si scoprì solo dopo la resa. Ricordiamoci che dal ’39 il mondo era in guerra e sicuramente il Reich non permetteva la pubblicazione di scoperte scientifiche di questo genere, anche ben prima dell’inizio del conflitto. Quale fosse il reale stato dell’arte del nucleare tedesco non si poteva immaginare (è difficile oggi con l’Iran, nonostante strumenti satellitari!). D’altronde la presenza di Werner Heisenberg era sufficiente a far temere un successo.

    Successo che invece fu degli USA su tutta la linea. Una vittoria dal punto di vista militare e politico. Ad ogni modo con lo spionaggio ed indubbiamente grazie alla grandissima scuola fisica e tecnica l’USSR avrebbe colmato il gap abbastanza velocemente già nel ’49.
    Ma una vittoria sopratutto dal punto di vista scientifico.
    Il Progetto Manhattan è stato uno dei più grandi programmi scientifici della storia umana. Una concentrazione altissima delle migliori menti occidentali. Tra i partecipanti ci furono gli allora grandissimi Oppenheimer, Fermi, von Neumann e Compton oltre ai futuri Nobel Feynman, Bethe, Wigner, Segrè. Un elenco lunghissimo. Tutti grandissimi scienziati che hanno apportato contributi fondamentali in diversi campi. Ed è proprio questo il miracolo della Bomba: la realizzazione di una tale complicata macchina richiese lo studio approfondito come non mai in svariati campi con conseguenze fino ai giorni nostri.
    Lo studio del processo di fissione portò avanti il lavoro già cominciato da Fermi a Chicago della pila atomica fino ad arrivare ai reattori a fissione. Gli studi sulla penetrazione delle radiazioni nei materiali sono utilizzati nell’industria, nelle radioterapie, nella diagnostica medica e non. Gli studi sulla dinamica dell’esplosione hanno ampliato le conoscenze fluidodinamiche oggi utilizzate per migliorare la sicurezza aerea, avere treni più veloci, trivellazioni più efficienti e comprendere meglio fenomeni astrofisici e galattici.
    La necessità di lavorare con i materiali più adatti ha dato impulso alle scienze dei materiali oggi fondamentali per l’industria e la tecnologia.
    Per non parlare dei “trucchetti” matematici o di veri e propri metodi di risoluzione per problemi complessi e di impossibile approccio analitico. Il più celebre sicuramente il Metodo Monte Carlo oggi utilizzato in qualsiasi ambito per simulazioni: dalla ricerca fisica (vedasi il Bosone di Higgs), alla Finanza, alla biologia e farmacologia. Proprio a questo proposito, il Progetto Manhattan mise in luce il prezioso contributo che poteva venire dal calcolo automatizzato: il computer. Non è un caso che nell’immediato dopoguerra interrogato per un consiglio su cosa fare dei finanziamenti ministeriali Enrico Fermi suggerì di costruire un moderno calcolatore. L’inizio dell’era informatica.
    Basta leggere il capitolo su Los Alamos ne “Sta scherzando Mr. Feynman!” in cui lo scienziato racconta di quegli anni per capire che ambiente ricco di idee potesse essere.

    Quando si capisce la reale portata del Progetto Manhattan non si può non rimanerne affascinati. Come studente di fisica non riesco a non entusiasmarmi.
    Se è proprio necessario un evento terribile come la guerra ed un progetto il cui fine è seminare morte per avere tutto ciò è un dubbio legittimo e deve far riflettere. Ma riflettere oggi. Alla storia non va chiesto nulla.

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