Realismo politico e stato di diritto nel caso Azzolini

Riceviamo e pubblichiamo questo breve articolo di Rocco Todero sulla vicenda Azzollini

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Prima ipotesi: i senatori della Repubblica hanno respinto la richiesta di arresto del collega Azzollini per salvare il Governo. NCD aveva messo sotto scacco l’esecutivo; se Azzollini va ai domiciliari Renzi finisce dritto dritto al Colle, Verdini o non Verdini, hanno forse minacciato Alfano&co. Poco male. Il Governo, la stabilità, lo spread, la credibilità internazionale, le riforme, la ripresa economica ed il pericolo delle scie chimiche prossime venture (Dio non voglia) valgono bene la libertà dell’Azzollini di turno, il quale, per inciso, resterà di sicuro sottoposto alle indagini, verrà rinviato a giudizio e subirà comunque i suoi gradi di giudizio, al termine dei quali sapremo dei fatti, dei misfatti e delle responsabilità, ove accertate in dibattimento e non dentro le stanze della Procura.

Seconda ipotesi: i senatori hanno voluto salvaguardare i privilegi della casta. Cane non mangia cane, oggi salvo te, domani salvi me e metafore logore via cantando ad uso e consumo di lettori anticasta di professione. Poco male. Vedi quanto detto per l’ipotesi precedente, con l’aggiunta che della misura cautelare non si dovrebbe abusare a danno di nessun cittadino, figuriamoci a danno di un Senatore della Repubblica il quale dovrà comunque fare i conti eventualmente con le sospensioni e le decadenze della Severino e, speriamo, con le sue incostituzionalità prossime venture.

Terza ipotesi: i senatori hanno letto le carte del fascicolo Azzollini e si sono convinti che non sussistessero i presupposti per mandarlo in gattabuia domiciliare. Poco male. È’ stata esercitata una legittima prerogativa costituzionale a salvaguardia della separazione dei poteri e dei limiti dell’esercizio del potere giudiziario, chiamato ipocritamente ordine giudiziario e non potere come si converrebbe a chi un potere di fatto è. Poco male, poco male. Di certo inveire contro una suora minacciandola di pisciarle addosso non è degno di un Senatore e nemmeno di uno scaricatore di porto (e non ce ne voglia il secondo) ma non è un motivo sufficiente per andare a finire in gattabuia, sia pure domiciliare.

Rocco Todero

1 risposta

  1. Leonardo Padovan

    Veramente, non capisco le prime due ipotesi. L’autore vuole forse avvallare l’idea che in virtù di una non meglio precisata ragion di stato (o di governo, o dell’ambizione politica del PdC, chi lo sa) allora è quasi automatico che si possa/debba soprassedere agli eventuali comportamenti illeciti dei parlamentari?
    Personalmente ho letto le motivazioni del no portate da Ichino ( http://www.pietroichino.it/?p=36512 ), che mi son sembrate pure convincenti, quindi non ne faccio una questione se fosse più giusto il sì piuttosto del no, però rimane che le prime due motivazioni qua sopra mi sembrano abbastanza deleterie.

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