Il problema non è Salvini ma l’immigrazione incontrollata (e la sinistra ipocrita e buonista)

I fatti gravissimi accaduti a Treviso (di cui non tratto nell’articolo sottostante) mi offrono lo spunto per discutere di immigrazione. Le posizioni che esprimerò in questo articolo sono del tutto personali, quindi se non vi piacciono prendetevela con me e non con chi mi ospita.

Pur non avendo alcuna simpatia per Salvini e il suo partito populista di destra estrema, cercherò di spiegare perché, a mio avviso, Salvini ha ragione nella sua battaglia contro l’immigrazione clandestina (con buona pace di Galli della Loggia, che un tempo non molto lontano era su questo argomento molto intransigente, e che oggi invece deplora quelli che sostengono che “Salvini non ha tutti i torti” – fu lui, ad esempio, a coniare il termine buonismo, che io qui adopero perché lo ritengo un termine efficace per descrivere l’atteggiamento di taluni nei confronti delle questioni politiche legate all’immigrazione).

Accanto a sesquipedali scempiaggini, infatti, – l’ultima in ordine di tempo, nel momento in cui scrivo, è asserire che miliardi (!) di immigrati sono pronti a “invaderci” – ritengo che il leader della Lega, sul tema dell’immigrazione, dica cose spesso condivisibili, di buon senso, non molto diverse da quelle proferite sul tema da Cameron e il suo ministro degli interni Theresa May.

Si rinfaccia a Salvini di non avanzare soluzioni fattibili per contrastare l’immigrazione selvaggia. Ma l’accusa andrebbe rivolta semmai a chi sta al governo (Renzi-Alfano), i quali si stanno rivelando del tutto incapaci di contrastarla. Chi governa è chiamato a “governare” i fenomeni sociali e i problemi ad esso connessi. Ha, per forza di cose, oneri e responsabilità molto maggiori rispetto a chi è all’opposizione che non ha in mano le redini della cosa pubblica.

Poi certo un’opposizione collaborativa in alcuni caso gioverebbe, e si deve pretendere che chi si candida a governare formuli proposte fattibili; ma non certo che possa risolvere il problema al posto di chi è al potere per questo.

Ma vediamo di capire meglio, con qualche esempio, come si manifesta, a livello politico e nel discorso pubblico, questa estrema faziosità nei confronti del leader della Lega Nord. Partiamo dalla questione dei rom.

Dopo un noto fatto di cronaca, Salvini dichiarò, in modo piuttosto truce peraltro, che era necessario smantellare i campi rom, abusivi e non, presenti sul territorio italiano (iniziando da lì in poi a incentrare il proprio messaggio politico sull’immagine della ruspa, una cosa francamente puerile). La solita sinistra antifascista in servizio permanente insorse di fronte a un’idea di buon senso, accusando Salvini di essere un becero razzista – il che sarà anche vero ma elude la questione della convivenza con i rom. Il popolo rom – non romeno, la distinzione è fondamentale – è inviso a circa il 90% degli italiani perché indisponibile ad integrarsi con la comunità nazionale, per la tendenza a compiere atti criminali, ad utilizzare servizi pubblici senza pagare le tasse e lavorare, ecc.

I campi rom sono simili a moderni lager: strutture fatiscenti totalmente inadatte a una vita dignitosa e a favorire un processo di integrazione. Questa situazione di degrado e anomia che coinvolge questa etnia non è più tollerabile. La questione va affrontata e risolta: spetta alla politica farlo (ma che l’inetto Alfano sia ancora ministro dell’interno non è certo beneaugurante in questo senso).

E se il presidente della Regione Lombardia Maroni si oppone alla concessione e costituzione di case popolari ai rom, dovrebbe allora spiegare ai cittadini qual è la sua soluzione alternativa.

Passiamo all’annosa questione dell’immigrazione clandestina.

Quando Salvini ha detto una mera ovvietà, e cioè che l’unico modo per impedire altre tragedie in mare è quello di non consentire nuovi sbarchi di immigrati sulle coste italiane, è stato sbertucciato e attaccato; quando la stessa cosa l’ha dichiarata Renzi, la cosa non ha suscitato sdegno ma elogi.

Stesso discorso quando Salvini propose di distruggere i barconi (vuoti) con i quali gli immigrati partono dalle coste della Libia; poi l’inutile lady pesc Federica Mogherini ha annunciato tale iniziativa sotto l’egida dell’Onu. Ebbene, secondo un articolo de La stampa, l’affondamento dei barconi, condotta durante il mese di aprile, ha consentito in quel mese, per la prima volta da due anni, una significativa flessione degli sbarchi in Italia.

È la dimostrazione che, con alcuni banali espedienti, è possibile limitare gli sbarchi, in barba a quelli che pensano che questo sia un fenomeno epocale e quindi ingestibile (tipo il sinistrorso Michele Serra).

Personalmente, da osservatore, trovo oltremodo scorretto questo doppiopesismo morale nei confronti di Salvini. Non sorprende visto che la boriosa sinistra italiana, intellettuale e politica, nel suo – ingiustificato – complesso di superiorità, si erge a unica detentrice della moralità e di ciò che è politicamente corretto dire e fare. Può non piacere Salvini, ma per onestà intellettuale è giusto riconoscere che le sue ragioni politiche (non il modo troppe volte rozzo in cui le esprime) sono non solo legittime ma fondate.

Salvini ha compreso che in Italia, non solo a destra, si diffondono in maniera crescente sentimenti di ostilità verso gli immigrati a causa della gestione scriteriata dei flussi da parte dello stato italiano e dell’accoglienza indiscriminata che rende insostenibile questo tipo di immigrazione; ha capito poi che una parte maggioritaria di italiani richiede maggiore sicurezza e rispetto della legalità e dell’ordine pubblico, che lo stato italiano palesemente non riesce a garantire. Con molta spregiudicatezza, ha colmato questo vuoto politico, facendosi interprete di queste istanze di destra. Bene o male che lo faccia, questo è il suo compito di politico, e saranno i cittadini, sempre più esasperati dal problema dell’immigrazione incontrollata, a giudicarlo alle urne.

Non dovrebbe sorprendere quindi sapere che i dati demoscopici evidenziano come l’immigrazione sia stato durante gli anni del bipolarismo rissoso della seconda repubblica, e seguiti ad essere ancora oggi, il tema su cui gli elettori che si collocano a destra e quelli di sinistra sono più affini ideologicamente; o che l’immigrazione irregolare sia per gli italiani, dopo la disoccupazione, il problema più sentito.

Nel 2006 i temi dell’immigrazione e della sicurezza dei cittadini dominarono la campagna elettorale, in un clima di allarme sociale, grazie anche al fatto che la destra fu abile a montarci sopra un’imponente campagna mediatica, e la sinistra di Romano Prodi quasi perse le elezioni (pareggiò, dilapidando più di 10 punti di vantaggio stimati dai sondaggi). La destra veniva considerata su questo più affidabile e più vicina al senso comune.

La sinistra tuttora non ha ancora imparato la lezione. Il Pd trascura il tema; e quando i suoi dirigenti ne discettano si ha la sensazione che si rivolgano ai lori elettori, militanti, simpatizzanti come se fossero tutti della sinistra radicale di Sel (che per intenderci, sono quelli che si dicono favorevoli ad accogliere chiunque e senza limiti, con Gad Lerner e Laura Boldrini come portavoci del loro pensiero). Gli elettori di sinistra certamente hanno, sull’immigrazione, posizioni piu aperte e inclusive di quelli di destra. Ma la discrasia fra l’orientamento della sinistra a livello nazionale e quello dei propri elettori su questo è molto ampia.

A questo non si sottrae nemmeno Renzi, che pure è estraneo alla cultura politica dei reduci del comunismo, e che ambiva a rinnovare il partito abbandonando gli aspetti più deteriori di esso. Sull’atteggiamento indifferente ai problemi che causa l’immigrazione sregolata a sinistra non è cambiato nulla.

Nei discorsi della sinistra domina un buonismo stucchevole, l’appello ai valori di una malintesa concezione di solidarietà; come disse un tale, non possiamo farci carico delle sofferenze di tutto il mondo.

E la responsabilità di questo atteggiamento buonista che si traduce nel peggiore lassismo è da ascrivere in particolare all’intellighenzia di sinistra, che ancora è un fattore condizionante per la sinistra. E certo non sono indifferenti nemmeno le pressioni e gli interessi del mondo cattolico e dell’associazionismo nelle sue varie ramificazioni. Questa sinistra beota manca totalmente di realismo e nella propria sprezzante sicumera seguita a tacciare di xenofobia quelle che sono legittime preoccupazioni dei cittadini. È chiaro a tutti tranne che a loro, che questo tipo di immigrazione incontrollata favorisce fenomeni di criminalità e mina la sicurezza dei cittadini. Il tasso di criminalità degli stranieri che arrivano in Italia è infatti circa 5 volte superiore a quello degli italiani (cito i dati riportati da Luca Ricolfi sul Sole 24 Ore). Per concludere, a mio modo di vedere l’umanitarismo stolido della sinistra è nei suoi effetti molto più deleterio e pernicioso del pensiero pressapochista di Salvini.

***

Sgombriamo per un momento il campo dall’ideologia.

L’immigrazione incontrollata che investe il nostro paese non è un fenomeno nuovo. Rimanendo solo agli ultimi anni, è dal 2014 che i flussi sono diventati così imponenti, a causa soprattutto dell’operazione mare nostrum che favoriva l’afflusso di migranti irregolari (lo segnalava il governo inglese e io sottoscrivo). I livelli dei flussi migratori sono diventati insostenibile quando c’era il disastroso governo Letta, il quale oggi addirittura rimpiange Mare Nostrum, e in questo ci vuole un certo coraggio (o miopia).

Nel 2014 infatti sono quadruplicati rispetto all’anno prima (passando da circa 43.000 a 170.000 persone sbarcate sulle nostre coste). Per il 2015 i dati sono analoghi o leggermente superiori. Se oggi l’immigrazione viene percepita come uno dei principali problemi del paese è perché nel frattempo è cambiata la rappresentazione mediatica di questa emergenza permanente. Da notare comunque come sui media nazionali si utilizzi genericamente il termine migrante, ingenerando ancora più confusione nei lettori o spettatori meno avveduti che possono essere indotti a pensare che quelli che arrivano qui siano tutti da accogliere (il cittadino medio italiano è molto disinformato e quindi più facilmente manipolabile).

La distinzione è elementare.

Di coloro che sbarcano solo una piccola minoranza, meno di 1/3, è costituita da profughi o richiedenti asilo, cioè coloro che hanno diritto ad essere accolti; il resto, la stragrande maggioranza, sono immigrati clandestini, cosiddetti migranti economici, che fuggono da povertà e miseria, e che vanno espulsi.

Per il regolamento di Dublino (sottoscritto da Maroni, che oggi lo rinnega), chi arriva in Italia va registrato (compresa la raccolta delle impronte digitali) in attesa di verificare se ha diritto ad ottenere il permesso di soggiorno in quanto profugo. In caso contrario viene espulso. Questo in teoria. In pratica le procedure burocratiche sono molto farraginose, le tempistiche eccessivamente lunghe. In Germania ci impiegano 4 mesi, noi più di un anno. Nel frattempo il migrante è libero di circolare sul territorio e di far perdere le proprie tracce. Secondo un documento stilato a Bruxelles, nel 60% dei casi questi controlli obbligatori non vengono nemmeno espletati dalle autorità italiane. Per questo fanno bene Francia, Austria e Germania a presidiare le frontiere per impedire l’ingresso a immigrati non identificati, quasi sempre clandestini, che lo stato italiano non ha provveduto a registrare al fine di liberarsene e permettergli di raggiungere altri paesi d’Europa. Di fatto oggi, in Europa, per quanto riguarda gli immigrati il trattato di Schengen è stato sospeso. Di fronte alle inefficienze dello stato italiano, gli altri paesi europei si tutelano così e non c’è da biasimarli.

In Italia, da parte di un ceto politico irresponsabile è invalsa l’abitudine ad incolpare l’Europa di ogni nefandezza. La questione immigrazione è una questione unicamente nazionale, che non concerne direttamente gli affari europei. Né si capisce la necessità ribadita dal governo italiano di ripartire in modo più equo i profughi sul territorio europeo. Basterebbe essere severi verso chi arriva, fare i dovuti controlli. Siamo inaffidabili, e questa non è una colpa dell’Europa.

Anche perché noi, secondo i dati disponibili, concediamo lo status di rifugiato più facilmente, anche a chi non ne avrebbe diritto. Ovvio, il confine è labile: ci sono paesi in cui non ci sono guerre in corso o i migranti non sono perseguitati ma i diritti civili non sono pienamente garantiti (pensate alla pena di morte). Gli immigrati lo sanno e se ne approfittano. Pochi mesi fa uscì la notizia che dei clandestini si finsero gay per passare come profughi.

La Germania è in Europa il paese che ospita il maggior numero di profughi. Prima di fare loro prediche bisognerebbe considerare che loro ne accolgono più del dovuto e molti più di noi. Seguono la Svezia e l’Italia.

È evidente che in questo modo non si può andare avanti, insieme alla Grecia siamo i più esposti alle ondate migratorie a causa della nostra posizione geografica.

Si potrebbe pensare di fare come la civilissima Australia, che col premier liberale Abott ha deciso di respingere qualunque nave giunga carica di immigrati, purché si stabilisca prima una via legale per consentire ai richiedenti asilo di raggiungere il nostro territorio (essendo poche migliaia immagino possano farsene carico le ambasciate). I campi profughi vanno costituiti in Nord Africa, e non nella splendida isola di Pianosa (come propone in modo balzano Il Foglio). E qui andrebbe accertata la reale condizione del migrante, cioè se il suo status giuridico è quello di richiedente asilo politico oppure di migrante economico.

Così facendo non si incorrerebbe negli strali della Commissione Europea (come accadde ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi). In ogni caso, i respingimenti in mare sono un’opzione comunque praticabile come extrema ratio anche se non legittima sul piano del diritto internazionale. In Spagna, il governo Zapatero adottò questa misura.

Secondo i servizi britannici sono pronti a partire dalle coste della Libia tra le 500.000 e 1.000.000 di persone. Quest’esodo massiccio, che si profila come una vera e propria invasione – il termine può non piacere, specie a questa sinistra stolida, ma tale è – va fermata.

I sistemi di welfare europeo costituiscono un’opportunità estremamente allettante per quest’umanità derelitta e dolente. E in particolare quelli più generosi dei nostri nei paesi del centro e Nord Europa.

Vanno create condizioni di prosperità nei luoghi da cui provengono i clandestini. Come farlo nessuno lo sa.

Come è noto, la guerra voluta da Cameron e Sarkozy per abbattere il regime dittatoriale di Gheddafi ha destabilizzato la situazione in Libia, dove si assiste a un classico esempio di governo fallito, con le tribù che fanno capo ai due governi di Tobruck e Tripoli a contendersi il potere. Un’operazione militare in Libia guidata dall’Italia, a seguito di una risoluzione dell’Onu, sarebbe controproducente e non credo riuscirebbe a normalizzare la situazione. Bisognerà attendere anche di capire quale sarà la strategia degli Usa per sconfiggere il sedicente Stato Islamico. Questi scenari di geopolitica sono molto complessi ed esulano dalle mie competenze, per cui evito di avventurarmici. Però ritengo che un intervento dell’Onu sarebbe fallimentare (basti vedere come si sta risolvendo la missione dei caschi blu in Congo). L’unica cosa possibile al momento – e come detto lo si sta facendo, anche se non ancora in maniera adeguata – è la distruzione degli scafi nei porti libici per bloccare il traffico di uomini. Sarebbe una ripetizione su più larga scala di quello che si fece nel 1996 con “l’operazione Albania”. Fu un impresa di successo della nostra marina militare, nonostante alcuni errori commessi.

Matteo Renzi, invece di annunciare in vista delle elezioni amministrative mirabolanti tagli alla tassazione, finanziata in deficit – così sono capaci tutti! -, dovrebbe impegnare tutti i suoi sforzi a cercare di limitare i flussi e a reprimere l’immigrazione clandestina.

Recentemente, allarmato dai sondaggi e dai risultati di elezioni comunali sfavorevoli, ha annunciato un piano che prevede il rimpatrio coatto dei clandestini. Ebbene, una cosa del genere può essere ammannita in maniera così propagandistica solo a gonzi e allocchi (il cittadino medio di cui parlavo prima). L’imbonitore di Palazzo Chigi non si è inventato nulla di nuovo. Nei fatti si limita ad applicare la legge vigente che stabilisce l’espulsione immediata dei clandestini (e il rimpatrio nei paesi d’origine), secondo quanto previsto dalla legge Bossi-Fini (che è una legge tutt’altro che pessima nonostante la demonizzazione operata dalla sinistra e dai suoi media). Nel nostro sciagurato paese annunciare di applicare e far osservare la legge è già qualcosa di rivoluzionario. Il reato di immigrazione clandestina, che alcuni politici e intellettuali scellerati vorrebbero abrogare, esiste in tutti i paesi civilizzati. In alcuni paesi dove non esiste, come il Brasile, si pensa di introdurlo. Persino alcuni liberali (o presunti tali) predicano l’abbattimento di qualunque frontiera; un’idea folle, semplicemente non sanno quello che dicono…

Elia Dall'Aglio

Liberale eterodosso, laureando in scienze politiche. Mi interesso di politica, giornalismo, tennis.

2 Risposte

  1. ottavio

    caro Elia
    Hai benissimo a prenderti la responsabilità personale per il tuo articolo.
    Certamente non troverai d’accordo tutti, nemmeno tra i tuoi collaboratori, per l’apprezzamento nei confronti di Salvini.
    Manco io simpatizzo per certe espressioni, ma quando un argomento è sensato, lo si deve apprezzare in ogni modo.
    Salvini è “un pò matto ma non scemo” per i consensi elettorali ……questo ed altro.
    La tua definizione dei ROM la trovo la trovo estremamente corretta. Migranti o immigrati “CLANDESTINI”, come tè e Salvini mi trova in perfetta sintonia.

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  2. Francesco

    Da elettore di sinistra, concordo pienamente con le sue posizioni sull’immigrazione. Su questi temi , purtroppo,pesa a sx il “matrimonio” mefitico, risalente agli anni della contestazione, tra le ideologie di sx e il pietismo cattolico o l’anarchismo libertario. La “vecchia” sinistra, quella del PCI o del PSI anni cinquanta-sessanta, sulla questione immigrati avrebbe atteggiamenti sicuramente inclusivi ma meno “FESSI”….

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