Garissa, stragi ed imposizioni: abbiamo fatto il callo?

Questa volta tocca al Kenya ospitare l’ennesima strage perpetrata in nome di una fede religiosa. 147 studenti cristiani massacrati tra l’indifferenza di gran parte dell’Africa e in particolare dei leader politici dello Stato coinvolto, che si sono limitati a brevi dichiarazioni di circostanza, e dell’Occidente, forse per motivi geografici o per un ingiustificato senso di superiorità.

Sembra quasi che dopo la grande mobilitazione per Charlie Hebdo, il mondo si stia piano piano abituando a queste stragi. Eppure la storia insegna che i popoli abituati all’imposizione erano quelli che accettavano un Giordano Bruno al rogo o un Georges Jacques Danton ghigliottinato. Non possiamo abituarci a subire attacchi alla nostra libertà; non possiamo liquidare avvenimenti del genere con brevi ed insignificanti articoli di cronaca.

È nostro compito da cittadini liberi educare alla libertà. Dobbiamo raccontare la libertà di culto, di parola e di pensiero. Far capire che essa è meglio di una qualsiasi imposizione. Perché chi comanda le stragi ha sete di potere, ma chi le porta a termine non conosce la libertà.

Filippo Massari

Studente di Economia presso l'Università di Jönköping, nel sud della Svezia, e collaboratore, in qualità di traduttore, di Mises Italia. Da settembre 2015, blogger presso Austrian Economics Center. Appassionato di libri e musica di vario genere, cinema d'autore, sport e altro ancora.

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