Il triangolo no

Bandiera-Israele-Stati-Uniti-IranPrendiamo un marito, una moglie e un’amante. Che non sarebbe un’amante vera e propria, bensì una di quelle donne che si guardano con sospetto e una velata ammirazione, immaginando un giorno di spogliarla di tutte le sue inibizioni. E non solo, forse.

Mettiamo che la coppia sia sposata da una settantina d’anni (altro che nozze d’oro, siamo alle nozze di petrolio, o d’uranio, giusto per rimanere in tema), e che da almeno trenta una stravagante presenza insidi i loro stabili rapporti.

Li insidia a colpi di orgoglio misto ad autosufficienza. La coppia vive in quanto tale, l’amante ce la fa anche da sola. Ripudiata da tutti e costretta all’emarginazione, negli anni riesce sorprendentemente a farsi un nome, a tenersi le proprie ricchezze e a non subire più di tanto l’isolamento voluto dal resto del mondo.

La moglie durante tutto il matrimonio si sente al sicuro nel suo bozzolo, pur sapendo che trovarsi nella propria posizione, e con un marito del genere, significa stare sulla bocca di tutti.

Lui, infatti, è un tuttofare con la fissa del potere e l’ossessione per la sicurezza, che vive molto lontano dalla moglie ma che ne esaudisce ogni richiesta dal giorno delle nozze, arrivando a soddisfare per lei ogni piccolo capriccio: dal rifornimento di armi per non mettere a rischio la casa a tutti i soldi per lo shopping, passando per le cure psicologiche dovute alla sindrome d’accerchiamento che da anni la perseguita.

Un’angoscia, un assillo, un vero e proprio tormento sviluppato dai tempi del primo trasloco e mai più sedato. Eppure, non è che la famiglia che prima occupava la loro casa avesse fatto qualcosa di male. Anzi, se n’era anche andata senza batter ciglio, perché quando un marito tanto potente decide qualcosa si rivelerebbe poco consigliato contraddirlo.

Il problema, per la moglie, rimaneva (e rimane tuttora) l’ossessione per la distanza che divide lei dal resto del vicinato. Un vicinato con usi e costumi così differenti da spaventarla e da imporle di chiedere l’appoggio continuo al marito e ai suoi amici.

Per anni questo aiuto incondizionato si è perpetuato, soprattutto in quanto figlio del cieco amore che solo una promessa di matrimonio può garantire.
Però, è chiaro, col tempo il sentimento si affievolisce, i difetti iniziano a manifestarsi più apertamente e la noia la fa da padrona.

Settant’anni sono tanti, forse troppi, e uno sguardo al vicinato il marito col tempo ha iniziato a darlo.
Quell’amante, tanto denigrata nel corso degli anni, si è scoperto che prima non le stava così antipatica. Anzi, qualche volta era andato anche andato a berci un caffè e non le era sembrata poi malaccio. Tempo addietro si era addirittura offerto di pagarle una degenza ospedaliera mentre lei si trovava in difficoltà.
Poi era arrivata la moglie, l’innamoramento e la scoperta che tutto quel vicinato andava odiato perché, a prescindere, rappresentava una minaccia.

Così il marito si è adeguato, non solamente ignorando l’amante, ma provando in tutti i modi ad accerchiarla insieme ai suoi amici, cercando di mettere in risalto ogni suo comportamento negativo al fine di screditarla agli occhi del mondo.

L’amante, dal canto suo, ha sempre retto il colpo, lanciando timidi contrattacchi a ritmi regolari e lavorando su se stessa con l’intento di rendersi autonoma, senza curarsi troppo di cosa accadeva fuori dal suo giardino.

Ed è qui che le leggi dell’attrazione giocano un ruolo fondamentale nella storia: da che mondo è mondo si prova interesse per chi non ci calcola neanche da morti, mentre si ignora chi per noi stravede.

È una teoria meschina, una legge becera. Ma funziona così da sempre, e nessuno ne è esente. Specie un marito tanto ricco e famoso, abituato ad avere tutto e alquanto sorpreso dal coraggio dell’amante, al punto tale da sviluppare una morbosa attenzione nei suoi confronti. La studia, ne trova un difetto e lo rende pubblico. Cerca l’appoggio dei suoi amici e la isola dal quartiere. Più la minaccia, più lei trova la forza di stare in piedi.

L’University College di Londra ha dimostrato, in uno studio del 2008, come i sentimenti di odio e d’amore risiederebbero nella stessa zona del cervello: in pratica avrebbero lo stesso “interruttore”. Che è un po’ il motivo per il quale spesso troviamo gli stessi drastici estremi gesti alla base di uno o dell’altro trasporto emotivo.

Fatto sta che marito e amante un po’ ci hanno preso gusto ad attaccarsi a vicenda, attirando l’attenzione stizzita della moglie che non vive più nella sicurezza di quel bozzolo e che si guarda intorno impaurita. Lei lo sa come vanno a finire certe cose, non è mica nata ieri.

Ha cercato in tutti i modi di screditarla quell’amante, di renderla pericolosa agli occhi degli altri, di farla cacciare dal vicinato. Ma nulla. Ormai non ci crede più neanche il marito che, per la cronaca, qualche caffè con l’amante è tornato a berlo. Niente di serio, per ora: quattro chiacchiere sul quartiere e un’assemblea condominiale in previsione per l’inizio dell’estate.

Ci saranno tutti, dal marito ai suoi amici, dall’amante al vicinato. Tutti, tranne la moglie, indispettita dai nuovi scenari e impegnata a richiudere il bozzolo. Perché se è bastato un caffè per scoprirne uno spiraglio, sarà sufficiente una cena tra amici per schiuderlo completamente.

Morale 1:

Obama, per ora, ha tradito solo mentalmente Netanyahu con Rohani, ma c’è chi preferisce perire per una sveltina che per un’infatuazione.

Morale 2:

Un caffè non si nega a nessuno. Ma se la persona alla quale l’offrite vi asciuga tre ore con la storia del triangolo, fingete di non riconoscerlo più perché potrei essere io.

Antonio Megalizzi

Ho un curriculum su LinkedIn e il dovere morale di fargli conquistare un numero decente di visite.

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