Dalla tragedia greca una lezione per l’Italia

Alla fine anche il caso Grecia ha avuto la sua naturale conclusione: Tsipras ha dovuto ammettere l’impossibilità del suo programma elettorale e l’UE ha dovuto concedere un “contentino” alla Grecia.
A differenza della destra e della sinistra italiana, che ipotizzavano scenari catastrofici sperando nella loro realizzazione, il caso Grecia ha ribadito a tutti quale sia la controindicazione di avere un debito pubblico molto elevato: si perde completamente la propria sovranità economica.

Buona parte delle promesse elettorali di Tsipras quindi non potranno essere attuate e rimarranno solo “mance elettorali” utilizzate per vincere le elezioni.

GREECE-EUROZONE-FINANCE-ECONOMY La Grecia ha ottenuto i finanziamenti strettamente necessari ad evitare il default per i prossimi quattro mesi. In questo lasso di tempo il governo greco ha promesso di continuare con il piano di riforme preventivato ma è riuscito ad ottenere qualche piccolo sconto che è servito solamente a garantire a Tsipras di non apparire lo sconfitto nella trattativa.

Le reazioni in Grecia sono state molto più critiche di quelle che hanno contraddistinto gli altri paesi europei. Manolis Glezos, l’eroe nazionale greco che ammainò nel ’41 la bandiera nazista issata sul partenone, ha affermato: “L’accordo all’Eurogruppo è una vergogna, avevamo fatto delle promesse e non le abbiamo mantenute. Chiedo scusa al popolo greco. Dobbiamo reagire e subito. E tra la libertà e l’oppressione, io scelgo la libertà”. Certo non le parole di chi si sente vincitore.

Una ulteriore presa di posizione contro Tsipras viene direttamente dal suo stesso partito che ha convocato una riunione straordinaria per discutere dell’accordo.

Risulta quindi chiaro che Tsipras, nonostante quello che alcuni diranno, non è assolutamente il vincitore dello scontro con l’UE. Alcuni analisti hanno fatto notare come lo scontro tra Tsipras e l’UE fosse molto simile ad un chicken game. Il chicken game è un gioco in cui due macchine si trovano all’estremità opposte di un ponte, ed entrambe devono arrivare a destinazione il prima possibile: quale delle due riuscirà a passare per prima? La teoria dei giochi afferma che la vittoria sarà conquistata da chi fra i due affermerà nel modo più credibile di non volersi fermare per evitare lo scontro. Questo gioco presuppone che le due parti abbiano la stessa autovettura. Questo era quello che Tsipras e molti altri avevano pensato.

La realtà si è dimostrata ben diversa, da una parte Tsipras era alla guida di un rottame e dall’altra l’UE era alla guida di un Panzer: l’esito della trattativa era quindi scontato.

Lo scontro impari tra Grecia ed UE dovrebbe insegnare a noi italiani che una volta presi degli impegni questi devono essere rispettati e non esiste possibilità per maggiore flessibilità a meno che non si abbia la forza politica ed economica per non “sterzare” prima dell’altro. La forza politica ed economica necessaria per vincere il gioco la si può conquistare solo a patto di cambiare radicalmente il paese. Per poter ottenere la forza necessaria è indispensabile un serio piano di riforme che avrà effetto solo nel lungo periodo ed una politica di tagli di spese e tasse che ridia maggiore libertà ai cittadini. Se qualcuno sperava di ottenere la flessibilità senza sacrifici dovrebbe aver ora compreso che tutto ciò è impensabile e la Grecia lo ha ribadito ancora una volta.

 

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