Grillo e Iglesias nella casa di marzapane

Hansel-e-Gretel 2Ammaliati dalle mirabilie narrate da Pablo Iglesias, capo carismatico del movimento spagnolo Podemos, abbiamo deciso di farci accompagnare nella prodigiosa casa di marzapane che, stando ai suoi racconti, si troverebbe a solo pochi passi da noi, oltre l’austera foresta delle politiche cosiddette liberiste. Finchè era Grillo a parlarci della felice abitazione ove i dolciumi cadono a comando dal soffitto e perfino il pavimento sa immancabilmente di zucchero, avevamo dato poco credito alla faccenda; ma siccome non possiamo credere che un illustre professore abbia pedissequamente copiato uno sgraziato comico in pensione, occorre assolutamente effettuare una verifica.

Anzitutto nella dolce dimora, grazie ad un geniale regime di part-time universale, in netto contrasto con la disoccupazione che flagella il resto del Sud Europa, regna una perfetta pace sociale: nessuno dei tanti sorridenti omini di meringa che vi abitano è frustrato dalla mancanza d’impiego così come nessuno è provato dall’eccesso di lavoro. Ora, pur comprenendo che il sofisma “lavorare meno, lavorare tutti” possa far breccia in menti avvezze a stipendifici ove è del tutto superfluo che a determinati costi corrispondano altrettanti ritorni, non possiamo però non segnalare che alle aziende che operano realmente sul mercato non è possibile, a fatturato costante, raddoppiare magicamente il monte stipendi senza essere trascinate in bancarotta da costi d’impresa sproporzionati alle entrate. Quindi, se non vogliamo che la brillante idea di ridurre drasticamente la redditività di tutta la manodopera mediante l’accorciamento della giornata lavorativa catapulti la disoccupazione al 90%, occorrerà decurtare proporzionalmente i salari dei nostri zuccherosi lavoratori. É questa dunque la panacea offerta dall’arruffapopoli iberico e dal suo collega genovese ai mille-euristi precari? Il taglio delle loro paghe nette mensili a € 700 – € 650? Qualcosa evidentemente non torna.

Forse nella nostra antiquata visione capitalistica scordavamo che in virtù dell’illuminato istituto del reddito universale mensile di € 650 incondizionatamente garantito loro, la disoccupazione non rappresenta affatto uno spauracchio per i nostri figuranti di glucosio. Ma proprio qui sorge un nuovo problema: non pensate che a questo punto gli ex-mille-euristi, divenuti nel frattempo seicentocinquanta-euristi, preferirebbero rimanere tutto il giorno comodamente a casa a mangiare mandorle e canditi piuttosto che alzarsi alle sette per andare in ufficio o in fabbrica senza alcun vantaggio economico aggiuntivo? Per erogare il sussidio a costoro, occorrerebbe quindi prelevare reddito dai salari di quei pochi omini -supponiamo plasmati a immagine della dea Kālī- che, nonostante l’accorciamento della giornata lavorativa, sono eroicamente riusciti a mantenere livelli di produttività tali da permettere all’azienda di pagare loro fruttuosamente un mensile netto considerevolmente superiore agli € 650 del sussidio. Ma se adesso decurtiamo la paga anche a questi sorridentissimi omini di mascarpone a sei braccia, non pensate che finirebbero col reclamare anch’essi il reddito di cittadinanza? E chi pagherà il sussidio a questa nuova marea di disoccupati, non essendo ormai rimasti che quattro mostri centimani a lavorare per tutti gli altri?

È vero però che nella casa di marzapane quadrare i bilanci è del tutto superfluo visto che le banche distribuiscono a chiunque soldi di cioccolato contro interessi stracciati, essendo democraticissimamente di proprietà del popolo. A noi pare davvero surreale che quest’idea venga proprio da uno spagnolo, che dovrebbe avere ben presente la devastazione appena causata al suo stesso paese da una bolla immobilirare gonfiata da un sistema bancario largamente politicizzato. Mettere le banche nelle mani del “popolo”, cioè dello Stato e quindi dei partiti, significa semplicemente promuovere discriminazioni e distorsioni clientelari del mercato del credito, incoraggiate dalla certezza che alla fine i relativi costi, in termini di impieghi inefficienti dei capitali e di insolvenze, verranno diluiti sui contribuenti. Più che capitalismo democratico quest’idea della proprietà popolare delle banche ci sembra il principio fondativo di un fascismo finanziario basato sulla socializzazione delle perdite a carico dei soggetti meno tutelati dalla politica. Evviva il progressismo!

Bisogna però riconoscere che i mutui nella villa di marzapane sono quasi superflui, visto che la casa è un diritto ivi universalmente riconosciuto, al punto che le occupazioni abusive sono depenalizzate -supponiamo che il prossimo stadio sia quello di sterminare come kulaki i proprietari di seconde case. Resta da chiarire chi costruirà o ristrutturerà questi fantomatici immobili, visto che non è rimasto più nessuno a lavorare e soprattutto nessuno a pagare. Sebbene Iglesias non abbia mai spiegato come intenda, secondo la sua bizzarra idea, identificare i debiti da ripudiare in quanto impiegati per finanziare spese non socialmente utili[1], immaginiamo lancerebbe un ampio piano edilizio statale da finanziare in disavanzo, cioè ipotecando la vita delle generazioni future, giudicandolo un progetto socialmente utile. Siamo curiosi di sapere quali investitori si fionderanno a prestare soldi a Iglesias per poi sentirsi obiettare dal suo successore che “no, questo piano non era poi così socialmente utile e quindi i vostri crediti sono inesigibili”. Ecco, se quel giorno il nostro eroe capirà che il modo migliore per non trovarsi a pagare interessi su debiti socialmente inutili è smettere in assoluto di fare debito pubblico, forse quel giorno avrà trovato il portone per uscire dalla casa di marzapane che esiste solo nei deliri dei tribuni socialpopulisti.

Non pretendiamo di aver eseguito con questo articolo un’analisi completa del fantasmagorico mondo di Podemos. Ci interessava solamente smontare alcuni luoghi comuni molto radicati nella mentalità cospirazionista, secondo la quale potremmo facilmente vivere tutti prosperi e felici se solo il mondo non fosse retto da menti grette e malvage che avvelenano per puro dispetto la nostra esistenza. Purtroppo le cornucopie e gli El Dorado non esistono su questo pianeta; esistono invece ricette sicure per l’indigenza universale e tra queste eccelle sicuramente il programma politico di Iglesias. Ma forse, analogamente alla strega che nutriva Hansel al solo scopo di mangiarselo ingrassato, alimentare la miseria in cui essi stessi prosperano, è proprio il vero scopo dei politici populisti.

 

[1] No, dico, secondo voi l’acquirente di un BTP sa esattamente cosa farà lo Stato con quei determinati soldi? Non lo sa nemmeno il governo.

Dario Bortoluzzi

Laureato alla Normale di Pisa, filosofo per formazione, ma analista fiscale di professione. Vita raminga tra Italia, Germania, Inghilterra e Olanda. Segue con interesse e passione soprattutto la politica europea e i mercati finanziari.

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