Masturbazioni liberali

Una storia travagliata e a tratti patetica quella dei liberali nostrani. A partire dalle vicende del Pli (quello vero, quello di Malagodi e Zanone). Centrista, ma non troppo, antifascista, ma anche anti-antifascista, diviso in fazioni di destra, sinistra, centro. Ma quello, almeno, fu un partito di governo, con una classe dirigente e degli intellettuali di riferimento. Oggi parliamo di una nebulosa. Di due formazioni politiche che nel 2013 potevano definirsi liberqualcosa una si è dissolta di fronte alle sue incapacità, l’altra si è spezzata e il gruppo ancora esistente sta tentando un difficile rilancio del progetto (buona fortuna). Per il resto polvere, e non di stelle. C’è chi è tornato a vita privata, chi si è dato alla “cultura”, chi si è lanciato nella politica locale, chi insegue singoli esponenti politici. Il resto è spam e Facebook è il nostro dominio. Un (piccolo) mondo fatto di laici e clericali, tradizionalisti e progressisti, riformatori e conservatori. Pieno di rancore (e cazzeggio), di progetti e proposte (si fa per dire), di modelli ideali (o idealizzati). Le masturbazioni mentali elevate a sistema, l’irrilevanza come comune denominatore. E noi volevamo fermare il declino?

Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues. Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio e della Direzione Nazionale del partito.
Cinico visionario, critico impenitente, anche di me stesso. Immoderato per vocazione.

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