Il Bestiario dell’Eurovittimismo italiano – Parte II

Nei bestiari medievali almeno, in mezzo a improbabili animali immaginari, si trovavano anche animali realmente esistenti.

Nei bestiari medievali almeno, in mezzo a improbabili animali immaginari, si trovavano anche animali realmente esistenti.

Nella prima parte dell’articolo abbiamo appurato il carattere del tutto fantasioso di alcune delle bufale che sono andate ammassandosi attorno all’Euro: l’Euro non ha causato l’inflazione del 2002, non è stato scambiato con la Lira ad un tasso errato, non ha distrutto l’export italiano e non sussiste alcun eccezionalismo della BCE nella modalità di creazione della moneta. Ma vediamo se almeno l’Italia è stata in qualche modo penalizzata nella concreta operatività dell’istituto di Francoforte.

Quando la crisi del debito dilagò nel 2011, la BCE ricorse ad un programma di acquisto di titoli di stato sul mercato secondario (SMP) di cui l’Italia fu il primo beneficiario, sebbene al di qua delle Alpi si lamentasse l’insufficienza di tale intervento e il fatto che esso non assumesse la forma della monetizzazione diretta, secondo – si ripeteva martellando goebbelsianamente l’opinione pubblica – l’esempio della FED (in merito alla falsità di questo mito sulla FED rimandiamo alla Parte 1). Per aggirare il divieto di finanziamento diretto ai governi, la BCE creò quindi un programma di finanziamenti agevolati alle banche (LTRO) – di cui l’Italia fu ancora il maggiore beneficiario – in modo che esse potessero attingere a liquidità quasi illimitata per finanziare i governi in difficoltà. Ed ecco che i politici che fino al giorno prima si lagnavano perché la BCE e le banche non compravano abbastanza BOT e BTP improvvisamente cominciarono a lamentarsi perché le banche con i fondi BCE compravano BOT e BTP invece di finanziare le imprese, alle quali frattanto lo Stato continuava a dimostrare solidarietà non saldando le fatture loro dovute. I cervelli degli italiani tornarono presumibilmente a dividersi in due emisferi disconnessi in quei giorni: in un emisfero una congiura finanziaria anti-italiana cospirava per affossare il Paese non acquistandone i titoli; nell’altro emisfero una congiura finanziaria anti-italiana cospirava per affossare il Paese acquistandone i titoli. Poteva essere vero tutto e il contrario di tutto. L’unica certezza era che qualcuno cospirasse contro l’Italia.

Per placare definitivamente la tempesta nel 2012 Draghi lanciò un programma di acquisto massiccio di titoli di stato in cambio della sottoscrizione di specifici percorsi di riforme (OMT), cui l’Italia non aderì visto che il solo effetto annuncio bastò ad abbattere gli interessi gratis senza che Roma si sottoponesse ad alcuna condizionalità. In fine nel 2015, complice la deflazione causata dal crollo dei prezzi degli idrocarburi, la BCE, assecondando nuovamente le doglianze romane e in aperta opposizione alla Bundesbank – la banca centrale tedesca – si risolse a intervenire con un programma incondizionato e potenzialmente illimitato di acquisto di titoli di stato (QE). Anche se per ora il nuovo baldanzoso inquilino di Palazzo Chigi ha reagito con soddisfazione esortando – presumiamo se stesso – a compiere le necessarie riforme, chi scrive è sicuro che prima o poi qualcuno insinuerà che anche il QE faceva parte di una più vasta cospirazione anti-italiana.

Target

Il sistema Target-2 compensa automaticamente gli sbilanci generati tra le banche centrali dell’Eurosistema.

Peraltro, sebbene la manipolazioni della BCE sul mercato obbligazionario occultassero il fatto, nel 2014 l’Italia subì una grave fuga di capitali [vedi grafico a sinistra] a dispetto del clima di fiducia millantato dal giovane governo. Se ciò non diede luogo al collasso della valuta, prezzi alle stelle e assalto degli sportelli bancari come avveniva nella splendida Russia monetariamente sovrana, fu solo grazie all’Euro e al poco noto sistema di pagamenti TARGET, che agendo da camera di compensazione in pratica obbligava la BCE – a dire il vero la Bundesbank e quindi la Germania – a garantire per la solvibilità del sistema bancario italiano; cosa non ammessa per esempio negli USA, ove è previsto che gli sbilanci generati nei conti correnti delle FED regionali vengano saldati con corrispondenti trasferimenti di asset. Ovviamente nessuna delle Marie addolorate che intonavano da mane a sera la cantilena della BCE che “deve diventare come la FED”, fece notare agli italiani che, adottando la FED come modello, la Banca d’Italia avrebbe dovuto trasferire parecchie tonnellate d’oro alla Bundesbank.

Ora che tutti i possibili motivi di scontento verso la BCE, sia quelli pseudorazionali sia quelli sfacciatamente irrazionali, sono esauriti, la frustrazione popolare è stata indirizzata verso le regole di bilancio imposte dai “burocrati di Bruxelles”, descritti come futili nani da giardino nei giorni pari e come onnipotenti leviatani nei giorni dispari, a seconda della convenienza politica del momento. Eppure i nostri politici, che hanno tanto a cuore l’osservanza delle regole comunitarie da detenere il record di procedure d’infrazione UE, arrivando a sfidare la Commissione perfino sulle quote latte, dovrebbero sapere che l’Italia ha sforato il tetto del deficit ben 8 volte e non si è mai avvicinata neppure in un solo esercizio al parametro previsto per il debito pubblico, senza perciò essere sanzionata. Ecco, forse quando i nostri governanti impareranno a trattare i cittadini da adulti cui raccontare verità del tipo “fare ancora debiti su debiti semplicemente non ci conviene perché ne abbiamo già troppi”, piuttosto che appellarsi a vincoli esterni fittizi per non assumersi la responsabilità delle proprie scelte, forse quel giorno molti mostri immaginari potranno finalmente sparire dagli incubi degli italiani.

Se i posteri vorranno capire la demonologia dell’Euro, i suoi ircocervi e le sue chimere concettuali, dovranno semplicemente assumere questo punto di vista: tutto ciò che di negativo capita all’Italia deve venire da Bruxelles o da Francoforte o da Berlino. Magari anche da Timbuktu. Basta che nessuno provi a pensare che viene da Roma.

 

Vedi anche Il Bestiario dell’eurovittimismo italiano – Parte I

Dario Bortoluzzi

Laureato alla Normale di Pisa, filosofo per formazione, ma analista fiscale di professione. Vita raminga tra Italia, Germania, Inghilterra e Olanda. Segue con interesse e passione soprattutto la politica europea e i mercati finanziari.

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