L’altra EuRussia con Tsipras

tsipras-putin_1Mentre tempesta il dibattito sul debito greco, il programma del suo finanziamento e in genere la politica economica europea anti-crisi, ne è in corso un altro di interesse strategico e geopolitico, riguardante l’atteggiamento greco verso la Russia.

Molti analisti e politici occidentali scoprono una tendenza filorussa del nuovo governo greco, legami di suoi componenti con il regime putiniano, e temono la destabilizzazione che potrebbe provocare un cambiamento all’orientamento geopolitico della Grecia in chiave anti-occidentale. Pensieri espressi in varie pubblicazioni sulla stampa internazionale, tra le più importanti sono quelle dei Financial Times, dei The Sunday Times e del giornale tedesco Die Zeit. In Italia è stato pubblicato almeno un articolo, su Il Giornale,  riprodotto poi insieme ad altre informazioni simili dalla rete russa Sputnik.

Le azioni del presidente del consiglio Tsipras e dei suoi collaboratori nei primi giorni del loro operato senz’altro giustificano queste preoccupazioni, visto che l’atto inaugurale del governo Syriza-Anel sul campo internazionale fu la reazione negativa verso la condanna dell’UE contro le ultime aggressioni russe in Ucraina. Inoltre, a capo dei ministeri degli esteri e della difesa sono state collocate persone note per il loro filorussismo, e il primo ufficiale straniero a incontrare Tsipras da premier è stato l’ambasciatore russo ad Atene.

Quella che invece non sarebbe altrettanto giustificata è la forte sorpresa provocata da questi fatti, considerati inaspettati, fra ufficiali e commentatori europei. Meglio informati Putin e i suoi amici, Marin Lepen prima di tutti, hanno espresso sin da subito la loro gioia per l’avvento della coalizione di sinistra radicale ed estrema destra al potere in Grecia. Infatti, bastava soltanto ricordare la posizione presa da Tsipras come candidato della sinistra per la presidenza della Commissione europea durante il debate televisivo tenutosi a Bruxelles, prima delle elezioni europee di maggio 2014: il futuro premier greco e superstar della sinistra europea, aveva quella sera parlato sostanzialmente da inviato del governo russo, accusando l’UE di collaborare con nazisti in Ucraina ed evitando invece a esprimere la minima condanna contro Putin, la sua annessione cruda della Crimea, e in genere la politica sempre più aggressiva e imperialista russa, contrariamente a tutti e quattro gli altri candidati.

Ma oltre a ciò, la verità è che la politica estera greca è favorevole verso la Russia da diversi anni, qualcosa che è stato già sottolineato da esperti e pubblicisti. L’atteggiamento dei governi greci a livello di diplomazia internazionale, sempre a difesa degli interessi e posizioni russi, portò un intellettuale del calibro di Samuel Huntington sostenere già nel 1996 che la Grecia, malgrado fosse membro della NATO, si stesse evolvendo in alleato della Russia. In seguito, nel 2007, gli analisti dell’European Council of Foreign Relations hanno classificato la Grecia e Cipro letteralmente come “cavalli di Troia” russi dentro l’UE, anticipando di otto anni  The Sunday Times.

Da parte mia quasi due anni fa scrissi un articolo, pubblicato da un noto sito di politica internazionale italiano, in cui facevo notare un avvicinamento della Grecia alla Russia, promosso da diversi governi e correnti ideologiche greci, e cominciato già da decenni.

Quindi Tsipras, un figlio eletto del regime greco-ortodosso, non innova o cambia direzione al Paese, come erroneamente hanno pensato ultimamente molti analisti occidentali, ma semplicemente continua fedelmente su una strada già tracciata dai suoi predecessori. Per questa ragione nessuna voce contraria alle recenti mosse filorusse del governo s’è sollevata all’interno di altri partiti maggiori, e la loro critica si è limitata alla gestione della trattativa sul debito e il programma di finanziamento.La differenza è che fino a poco fa il potere si trovava nelle mani di governi e partiti aventi anche forti fondamenti europeisti, fatto che rendeva difficile il manifestarsi oltre a un certo punto delle tendenze filorusse e antioccidentali. Questo non vale più ora, dal momento che al potere si trova il nazional-populismo puro, intriso perfino di elementi antisemiti, che la sinistra europea democratica ha fortunatamente cominciato a  criticare aspramente, tanto che perfino il Podemos ha preso delle distanze; emblematiche le pubblicazioni della Liberation e dell’Egam.

Tuttavia Tsipras e il suo governo non mentono quando sostengono di voler tenere la Grecia dentro l’UE e la NATO. Infatti, come delineato anche dal teorico russo e consulente di Putin Aleksandr Dugin in un suo discorso presso l’Università del Pireo nel 2013 – da ospite, guarda caso, dell’attuale ministro degli esteri greco Kotzias –, la Grecia è molto più utile come punta dell’Oriente europeo ortodosso all’interno dell’UE, che non come membro dell’Unione eurasiatica guidata dalla Russia stessa.

Nel caso in cui gli eventi nel prossimo periodo dovessero portare ad una rottura parziale o totale della Grecia con l’UE e una sua alleanza più esplicita con la Russia, il signor Tsipras e il suo governo cercheranno probabilmente di presentare questa evoluzione come una scelta obbligata dai fatti o,  ancora meglio, come una scelta dovuta proprio all’intransigenza europea. La cosa importante è tenere in mente che in realtà il processo di avvicinamento della Grecia alla Russia non è un risultato della crisi economica o delle politiche europee, bensì una scelta strategica avviata da decenni, da una parte della classe dirigente greca.

Non è l’avvicinamento della Grecia alla Russia a dover essere letto alla luce della crisi economica greca, ma la crisi economica greca che deve essere letta alla luce dell’avvicinamento della Grecia alla Russia.

Intendo tornare su questo punto prossimamente, parlando di economia.

Sotirios Fotios Drokalos

(Atene, 1981) Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Laurea in Scienze Giuridiche, entrambe presso l'Università di Bologna. Autore dei libri «Cristianesimo sanguinario. La devastazione del mondo greco-romano» (Yume Edizioni, Torino, 2014), e «Imperialismo Romano. Scelta di élite o di popolo?» (Edizioni Saecula, Vicenza, 2015). Suoi testi vengono pubblicati da riviste e siti di storia e di politica.

4 Risposte

  1. Dario Bortoluzzi

    Molto interessante questo articolo. Si collega bene al mio “Morire per Kiev” e a “Il Sacrificio di Ifigenia” che uscirà martedì. Deve diventare chiaro a tutti che Donetsk e Atene sono due fronti di un’unica guerra.

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    • Sotirios Fotios Drokalos

      Grazie! Addirittura. Si collega bene anche alla tua “Mitologia finanziaria greca”, perché in un senso la crisi greca è più connessa alla politica estera (russa) che alla crisi economica internazionale. Come promesso cercherò di scrivere un articolo sull’economia greca – con dei dati penso sorprendenti – nei prossimi giorni.

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      • Dario Bortoluzzi

        Sì, ho colto molto bene il significato di quella frase. Spero di poter leggere presto l’articolo che stai scrivendo, perchè se è vero, come già sospettavo, che “la crisi economica greca deve essere letta alla luce dell’avvicinamento della Grecia alla Russia”, possiamo davvero chiudere il cerchio.

  2. Dario Bortoluzzi

    Sotirios, ho visto che hai pubblicato un libro intitolato «Cristianesimo sanguinario. La devastazione del mondo greco-romano». Per caso in questo libro tratti anche il legame tra cristianesimo e autocrazia a Bisanzio?

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