Liberiamo i talenti: un esempio dalla Francia

B8iZs4rCQAAmlgpScelta civica, PLI, Italia Unica, Fare; da troppo ormai siamo ancorati a parlare di queste sigle liberali e del loro incerto futuro, di questo lento consumarsi del liberalismo italiano in attesa di un leader capace di ricompattare l’intera galassia. Si cerca tutti il grande colpo occupandosi poco di ripartire dalle piccole realtà comunali spesso fonti di tanti successi politici. Sarà così in tutta Europa? Un’aerea liberale frammentata e insensibile alle periferie?

Vi porto la testimonianza di un partito nato nel 2008 in Francia : Parti libéral démocrate, il cui tentativo di riportare rappresentati liberali nelle istituzioni, in un mondo politico che sembra così diverso dal nostro ma che guarda caso si assomiglia proprio nei difetti, passa per una sfida ben precisa ovvero fare dei quartiers parigini la culla della rinascita liberale in Île-de-France.

La sfida del partito lanciata dal Presidente Aurelien Veron  – al centro nella foto –, in una serata organizzata nella periferia parigina in quel di Bobigny, è ambiziosa quanto apprezzabile. Infatti il rilancio è atteso dai quartieri perché da sempre questi sono stati risorse inestimabili di talenti troppo sottovalutati in questi ultimi anni. Uno dei motti del partito in questa campagna è appunto libérons les talents ovvero liberiamo i talenti da tutte queste dannate imposizioni statali, sociali e da questo preconcetto che il ragazzo di quartiere è destinato a una vita mediocre o peggio criminale.

Due sono i luoghi da cui far ripartire questo riscatto: la scuola e l’impresa. Luoghi che per l’occasione si trasformano in temi di dibattito tra gli invitati relatori e il pubblico. L’idea geniale sta appunto nel fatto di non rendere la serata un solito comizio di partito ma di elargire il dibattito a tutti i presenti. Infatti la prima fase della serata, grazie anche all’aiuto dei giovani del partito, les jeunes libéraux, si è svolta organizzando delle tavole rotonde con il pubblico prima che con i relatori  facendo esternare a tutti la propria idea sulla, troppo spesso limitata e limitante, scuola di quartiere e sull’utilità/difficoltà di fare impresa.

Dopo un riassunto delle impressioni raccolte, da parte di un incaricato per gruppo, la serata entra ancora più nel vivo trattando l’argomento scuola con un frizzante dibattito tra i relatori che ha infiammato il pubblico. Da notare l’antagonismo tra un professore di scienze politiche Dominique Reynie, cresciuto nei quartieri, ma convinto sostenitore dell’imprescindibilità dell’istruzione scolastica  e il direttore di una prestigiosa scuola informatica, l’Ecole 42, Nicolas Sadirac secondo il quale è proprio nella disfatta dell’istruzione che bisogna vedere un’occasione di rilancio liberando la creatività dei ragazzi in un settore come quello informatico che rappresenta sempre di più il futuro. “Le conoscenze non servono a niente, la creatività si fa nella passione ed è l’accesso a internet ciò che più conta oggi e il 40% dei nostri allievi sono senza diploma”.

Un po’ lo stesso problema che viviamo noi Italia una scuola poco gratificante nei confronti della creatività e che guarda al risultato, a terminare i programmi, una mera programmazione di futuri sudditi non certo di cittadini. La creatività è libertà e si esercita nella libertà, ma potrà mai bastare senza un minimo di formazione? È qui lo scontro ideologico senza alcun vincitore tra i due sopracitati relatori. Immediato il richiamo alla teoria di Einaudi dell’abolizione della validità legale del titolo di studio anche se in una società come quella attuale è apparentemente impossibile da applicare ai giorni nostri.

Il dibattito tra relatori e tra tantissime domande dal pubblico si fa talmente inteso da lasciare pochissimo tempo al tema dell’impresa riassumibile tuttavia come una speranza spesso distrutta dalla pressioni fiscali e dalla burocrazia. Ma che può nel quartiere trovare grandi risorse e soprattutto fare grandi investimenti. Dove lo Stato non riesce, a volte l’impresa riesce risolvendo tanti problemi occupazionali che affliggono le periferie.

Liberali italiani, prendiamo esempio dai liberali francesi e cominciamo a fare politica lì dove ce n’è più bisogno, le periferie e i comuni sono fonti di ricchezza inestimabili e poi si sa, Renzi ne è la testimonianza, gli italiani si sono stancati del prototipo del parlamentare; vogliono qualcuno con cui potersi confrontare e il politico di quartiere, il sindaco incarnano a pieno questa voglia. C’è più vicinanza, più contatto tra politica e cittadino, c’è più bisogno di speranza ed lì dove i nostri sogni di libertà potranno avere maggiore successo. #Liberiamoitalenti

Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l’Università degli studi di Firenze e l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza” di Dante e “Vivere ardendo e non bruciarsi mai” di G. d’Annunzio.

1 risposta

  1. Davide Sguazzardo

    Ciao Umberto,
    Non ho capito “Due sono i luoghi da cui far ripartire questo riscatto: la scuola e l’impresa.” perché poi questi “Luoghi che per l’occasione si trasformano in temi di dibattito tra gli invitati relatori e il pubblico”
    Dove sta l”idea buona? Nell’organizzare dibattiti invece che conferenze, oppure nei luoghi in cui si fanno?

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