Italia e Grecia, deficit di buona politica

tsiprasAlla fine non c’è stata alcuna sorpresa, in Grecia ha vinto il partito di Alexis Tsipras. Come era purtroppo prevedibile la sinistra italiana non ha perso l’occasione per far propria la vittoria perché come al solito, “di un bel tacer non fu mai detto”. Forse ancora più sorprendente è stata la reazione di una certa destra italiana che ha utilizzato le stesse espressioni di giubilo della sinistra. Che tra la sinistra e la destra italiana ci fosse poca differenza era noto ormai a tutti da troppo tempo, ciò non toglie quel senso di smarrimento e amarezza di chi auspica un futuro migliore per questo paese.

La domanda che vorrei porre è la seguente: l’euforia che ha colto i politici italiani è giustificata?

Il debito greco ammonta a circa 322 miliardi ovvero il 176% del proprio Pil. L’intera eurozona è esposta al debito greco per un totale di 195 miliardi, in caso di haircut -non pagamento parziale del debito- l’eurozona subirebbe un danno economico certamente non trascurabile. Il terzo paese più esposto nei confronti della Grecia è l’Italia per circa 40 miliardi. Se come molti politici italiani sperano, Tsipras optasse per il non pagamento totale dei suoi debiti, il danno economico non sarebbe irrilevante.

Per essere chiari: la manovra degli 80 euro che Renzi, nonostante non abbia sortito il minimo effetto, sbandiera da mesi, è costata circa 9.5 miliardi di euro. Se la Grecia decidesse come sperano certi italioti di ripudiare completamente il debito, ci ritroveremmo con un buco da 40 miliardi -3 punti percentuali di Pil- che imporrebbe al nostro paese misure di austerità simili a quelle greche che, si deve ammettere, non hanno avuto effetti benefici.

Si deve poi riconoscere che nonostante Tsipras abbia vinto le elezioni con promesse mirabolanti, più debito, più spesa e lavoro per tutti, in Europa non sono così preoccupati come una certa stampa vorrebbe far credere. In Europa sono consci che la Grecia non si può permettere le promesse elettorali di Tsipras perché nonostante tutto la Grecia non ha la minima intenzione di abbandonare la moneta unica -forse a torto- e quindi un ritorno alle politiche economiche passate non verrebbe consentito.

Solo il 17% del debito greco è in mano privata, la restante parte è in mano alle istituzioni europee ed internazionali, la Grecia non può permettersi di ignorare i patti presi con queste istituzioni e non può neanche ricorrere maggiormente al mercato perché pagherebbe con tassi di interesse molto più elevati. Non è un caso che il responsabile economico di Syriza nonostante prospetti assunzioni pubbliche per trecentomila cittadini non abbia intenzione di farlo a debito.

Molto probabilmente la soluzione che verrà proposta all’Europa sarà quella di un congelamento degli interessi sul debito in cambio del rispetto del programma di riforme preventivato, riducendo così la pressione su conti pubblici greci.

La conclusione risulta quindi chiara, le elezioni greche non porteranno ad alcuna rivoluzione ma solo a piccoli cambiamenti forse salutari per il popolo greco. Ciò che invece risulta purtroppo chiaro è l’impotenza della classe politica italiana che non è in grado di fare nulla se non sperare che tutto vada per il peggio mostrando ancora una volta la scarsa comprensione della realtà ed il proprio masochismo intellettuale.

 

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