La riforma delle pensioni #3

Nella prima puntata ci eravamo occupati di quantificare a spanne i risparmi dovuti alla riforma Fornero. Come già detto, l’esigenza è quella di contenere la spesa pensionistica, che nello scenario pre-riforma 2004 (Maroni) sarebbe addirittura schizzata dal 16% attuale ad oltre il 18,5% del PIL. Scommetto che alcuni si saranno posti il quesito: ma bisognava proprio? Secondo quale principio si è giudicata anormale una spesa così alta? La risposta è semplice: sì, la spesa è anormale e bisogna contenerla. Questo per molteplici ragioni che andremo a mostrare nelle prossime settimane: equità distributiva, equità intergenerazionale, assegni pensionistici sproporzionati ai contributi versati, criteri passati di pensionamento generosi, aggiustamenti normativi insufficienti, una platea di pensionati ormai troppo ampia relativamente ai contribuenti.

In questo articolo intanto ci limitiamo a fare una sorta di veloce “prova del 9”. Quanto è alta la spesa pensionistica in rapporto al PIL negli altri paesi europei? E quella italiana come si piazza a confronto?

Spesa per pensioni nel 2011, fonte Eurostat

Spesa per pensioni nel 2011, fonte Eurostat

Si vede benissimo che l’Italia si piazza in testa col suo 16,1%, ben sopra la media dell’area Euro e dell’Europa a 28; gli altri paesi più vicini a noi (Grecia, Austria, Portogallo, Francia) si trovano sotto al 15% con oltre un punto di Pil di distacco. Gli altri grandi paesi europei spendono il 12,3% (Germania), 11,8% (Regno Unito), 11,4% (Spagna). L’Irlanda spende addirittura meno della nostra metà.
Certo, non bisogna prendere alla leggera una ipotetica riduzione di diversi punti di Pil, ci sono pur sempre persone che già non ricevono assegni elevati e che non hanno altre fonti di reddito. Però questo non toglie che una riduzione oculata e comunque la più consistente possibile va valutata.

Alla prossima puntata!

Vedi anche La riforma delle pensioni #2 e La riforma delle pensioni #4

Leonardo Padovan

Studente di Matematica, appassionato di Economia. Non v’elenco le altre mie passioni collaterali, che son troppe e aumentano sempre più (e che poi manco vi interessano, quindi…). Ah, aborro la disonestà intellettuale e i salti logici nei ragionamenti, su questo ho una particolare sensibilità.

3 Risposte

  1. Franco Puglia

    Il diagramma mostrato nell’articolo da solo dice poco.
    Andrebbe correlato al PIL procapite nei vari paesi, rapportando la spesa pensionistica pro capite al PIL procapite.
    In altre parole : se il PIL italiano, quello derivante dalla produzione di valore, crollasse ancora di brutto, la linea di quel diagramma potrebbe salire dal 16 al 26, al 36 % …
    Una cosa resta vera : se il paese non produce o produce poco non può pagare le pensioni, o può soltanto pagare pensioni molto basse.

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    • Filippo Massari

      Scusi Franco, ma forse fraintendo quello che sta cercando di dire. Il grafico presenta già il rapporto tra spesa pensionistica e PIL. Poi che sia totale o pro capite, il rapporto rimane lo stesso.

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