E se fosse innocente?

“E se fosse innocente? Ve la fate mai questa domanda?”. Un post sintetico ed efficace, come suo solito. Così Charlotte Matteini, dalla sua pagina facebook, ha sollevato il problema. Nel nostro ordinamento esiste una cosa che si chiama presunzione di innocenza ma ce ne dimentichiamo spesso, troppo spesso. Tante belle parole, tanti diritti sulla carta….ma poi quando si passa dal mondo delle idee alla realtà di tutti i giorni i principi e diritti tanto proclamati vengono ignorati e calpestati. E così è ahinoi per la presunzione di innocenza che i giornali ci hanno ormai abituato a sostituire con una presunzione di colpevolezza. E del resto, il colpevole fa più notizia dell’innocente – mi pare chiaro. La critica che rivolgo è una critica non al sistema giustizia ma al sistema mediatico che dovrebbe raccontare i fatti di cronaca nera e giudiziaria, rispettando i diritti delle persone coinvolte.

Non farò volutamente riferimento in questo post ad alcun episodio attuale di cronaca nera, non mi interessa qui commentare alcun caso concreto. Vorrei però evidenziare una grave anomalia del sistema che recenti casi di cronaca hanno per l’ennesima volta evidenziato.

L’Italia è stata la culla del diritto. Sulla carta abbiamo tante importanti e solenni proclamazioni di diritti. Ma sembra quasi che alcuni di questi diritti, elementi di civiltà giuridica, oggi non vengano più percepiti come fondamentali ed imprescindibili.

Appunto, la presunzione di innocenza per esempio. Cosa significa presunzione di innocenza? Significa una cosa molto banale: anche nel caso in cui si abbiano prove al 99% per cento della colpevolezza di Caio, questi ha diritto ad essere giudicato secondo le regole del giusto processo. A Caio, anche se al 99% colpevole, si devono riconoscere tutti i diritti e le garanzie che si riconoscerebbero a un qualsiasi cittadino finito sotto processo. Il processo penale ha la funzione di accertare la sussistenza o meno di responsabilità penale in capo a una persona. Si tratta di una procedura complessa, concepita secondo direttive volte a far sì che le responsabilità di chicchessia possano emergere a seguito di un procedimento in contraddittorio tra accusa e difesa, alla presenza di un soggetto terzo ed imparziale (il giudice). Il Giudice dovrà da un lato farsi garante della regolarità formale delle procedure e del contraddittorio, dall’altro lato dovrà decidere con sentenza senza pregiudizio alcuno verso l’imputato ma valutando appieno tutti gli elementi pro e contro e motivando in ogni caso le decisioni. Per inciso: non solo il Giudice è tenuto a valutare elementi pro ed elementi contro ma – per come è concepito il sistema penale in Italia – anche il Pubblico Ministero (che nella vulgata rappresenta l’Accusatore per eccellenza).

Presunzione di innocenza significa anche che l’imputato ha diritto nel nostro sistema a 3 gradi di giudizio. Si potrà discutere se sono troppi ma allo stato questa è la legge e fino all’ultimo grado il principio di presunzione di innocenza dovrebbe valere.

Dovrebbe…ma ahinoi non è così. La critica che rivolgo però non è tanto al sistema giustizia in sé quanto al trattamento mediatico dei processi. Premessa: sono favorevole al diritto di cronaca e alla libertà di stampa – altrimenti non potrei dirmi liberale. Ritengo però che i giornali – o forse sarebbe più corretto dire certi giornali – e i media commettano talora degli abusi cercando di raccontare in maniera “spettacolare” le notizie. Sembra quasi ci sia una voglia di soddisfare gli istinti più bestiali, l’insano desiderio di trovare ad ogni costo e subito un colpevole e punirlo duramente. Così facendo, si soddisfa forse la pancia della gente e si aumenta la tiratura dei giornali o lo share dei programmi, ma non si rende un buon servizio né ai cittadini né alla giustizia.

Trovo disgustosa l’etichettatura di un qualsiasi soggetto come “colpevole” quando si è solo in  fase di indagini. Trovo vergognoso sbattere questo soggetto in prima pagina, infangare il suo nome e magari poi scoprire che ce la siamo presa col bersaglio sbagliato. Intanto la vita di costui (o costei) è stata rovinata, sotto assedio dei giornali, sotto l’occhio vigile dei media, continuamente giudicato dai suoi concittadini. E se capitasse a voi? Ve lo siete mai chiesti?

Non solo così facendo si ledono i diritti di un individuo che per legge avrebbe il diritto di essere trattato come se fosse innocente e di difendersi nell’eventuale procedimento penale o nel processo che lo vede coinvolto.

Addirittura si crea una eccessiva pressione mediatica su chi esercita la giustizia, che inevitabilmente si trova (volente o nolente) condizionato dall’opinione pubblica. Questo non fa bene al processo (così come non fa bene alle indagini che un Ministro scriva tweet anticipando le mosse degli inquirenti).

In Italia non abbiamo giurie popolari all’americana e questo viene presentato come un bene, una garanzia per l’imputato, che almeno non sarebbe in balìa degli umori dei cittadini (il sottoscritto ha una sua personale opinione al riguardo ma rimando a un altro articolo). Mi sta bene, ma chiedo uno sforzo a che anche gli organi di stampa e i media contribuiscano con un atteggiamento più responsabile a consolidare un sistema caratterizzato da diritti e garanzie, all’interno delle quali rientra anche la presunzione di non colpevolezza.

Edoardo Colzani

Avvocato, Dottore di ricerca in filosofia analitica e teoria generale del diritto. Consigliere Nazionale PLI.

3 Risposte

  1. Franco Puglia

    Certo Edoardo, da quando io ho memoria in Italia esiste la presunzione di colpevolezza, non di innocenza, e questo forse perchè noi siamo sempre colpevoli di qualcosa e ne siamo consapevoli. L’Italia è un paese a rovescio.

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  2. dario

    Concordo pienamente, eccetto con questa premessa: “sono favorevole al diritto di cronaca e alla libertà di stampa – altrimenti non potrei dirmi liberale”. O meglio, concordo col valore intrinseco dell’affermazione, ma non con l’applicazione della stessa alle vicende giudiziarie private. Io credo che vicende giudiziarie di questo tipo abbiano un’esclusiva rilevanza privata (per l’indagato/imputato e la p.o. o i suoi prossimi congiunti) e il loro diritto alla riservatezza dovrebbe prevalere sulla curiosità morbosa della collettività e sulla fame di scoop dei giornalisti. Ovviamente ben altro discorso per la cronaca giudiziaria di chi riveste ruoli pubblici. Ciao carissimo.

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