I veri alleati dell’egemonia culturale

Una libreria di Roma, sezione di attualità, politica e dintorni. Marx, Galli, Ignazi, e poi D’Alema, Fassina, Becchi. C’è pure la Bindi, tanto per non farci mancare nulla. Poi la murata di “Chiarelettere”, con tutti i vari professionisti dell’antimafia, del complotto ed eroi della controinformazione: insomma, un sacco di libri di Travaglio e replicanti. Galimberti, in tv: «Non capiamo che lo Stato siamo noi!». Gherardo Colombo: «Il problema sono gli italiani». In arrivo Vendola, Gozi, il pentastellato Di Battista e un prete antimafia di sinistra, immancabile. L’egemonia statalista, perbenista, moralista, qualunquista, è palese. Ma perché?  Un’altra occhiata alla tv e ti trovi Belpietro, Sallusti, Salvini, Sacconi. E capisci cos’è che costringe le opere di Rossi, Miglio, Montesquieu, Hayek, Popper e altri, a starsene acquattate dietro ai volumi di Piketty, Berlinguer e compagni: puro e semplice imbarazzo per una manica di eredi abusivi.

Giuseppe Carteny

Laureato in “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica” alla LUISS Guido Carli di Roma, è dottorando in “Political Studies” all’Università degli Studi di Milano, dove si occupa principalmente di analisi quantitativa dell’opinione pubblica e del comportamento politico. Awardee della “Taiwan Fellowship 2017”, si interessa di sistemi politici, processi democratizzazione e geopolitica dell’Estremo Oriente. Tra i suoi maggiori interessi figurano anche lo studio dei processi elettorali, dei sistemi partitici e la teoria delle relazioni internazionali.

A proposito dell'autore

Laureato in “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica” alla LUISS Guido Carli di Roma, è dottorando in “Political Studies” all’Università degli Studi di Milano, dove si occupa principalmente di analisi quantitativa dell’opinione pubblica e del comportamento politico. Awardee della “Taiwan Fellowship 2017”, si interessa di sistemi politici, processi democratizzazione e geopolitica dell’Estremo Oriente. Tra i suoi maggiori interessi figurano anche lo studio dei processi elettorali, dei sistemi partitici e la teoria delle relazioni internazionali.

3 Risposte

  1. Andrea

    Il più grande risultato della destra di Stato, conservatrice, clientelare e perversamente socialista , è quello di averci regalato Renzi e il socialismo rosato per i prossimi 10 anni.
    Il mio sogno è una destra libera, libertaria e profondamente riformatrice. Una destra che non abbia paura di attaccare e abbattare le rendite di posizione. Una destra che si prenda la responsabilità della propria condotta e dei propri risukltati e che renda a loro volta liberi i cittadini nella propria responsabilità, facendo regredire lo Stato in un perimetro sempre più piccolo. Voglio una destra che renda possibile una rivoluzione culturale prima ancora che economica. Una destra che dica ai ragazzi: “Non chiedere cosa lo Stato possa fare per te, ma chiediti cosa lo Stato possa smettere di fare per te!”

    Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata