Franceschini Is Right!

E-book reader in un libroFranceschini ha ragione, l’Europa no, il governo mostra carattere e tu che credevi che Dio non esisteva… Si è ribaltato il mondo? No è solo un caso, ma quando si guarda al contenuto si riesce a vedere al di là degli schemi a cui siamo abituati, nello specifico parliamo dell’IVA sugli e-book. Come ben sapete dalle polemiche adolescenziali del “perché i libri sì e i cd no?” dal ’72 i libri in Italia godono di un’aliquota IVA agevolata al fine di favorire l’accesso e diffusione culturale. Il mondo si evolve, internet si diffonde, impariamo a conoscere il PDF e l’e-commerce.

Come dice Mannheimer nel ’72 <<Non ci si pose nemmeno il problema di definire cosa si intendesse per “libro”>> e se ci affidiamo al buon senso neanche oggi ce ne sarebbe bisogno, ma nel 97 una circolare del Ministero delle Finanze (Governo Prodi, ministro Vincenzo Visco) puntualizza che possono considerarsi libri <<tutti i lavori dell’arte libraria, di qualsiasi dimensione, anche se solo illustrati o di carattere informativo, purché stampati>> …perché?

Senza un libro o un giornale cartaceo in mano anche se con mocassini, giacca marrone e occhiali non si è abbastanza intellettualoidi per sfamarsi di cultura? Nemmeno con un maglione rosso sotto la giacca? Niente l’aliquota da applicare sugli e-book è la massima.

Nel 2006 in Europa comincia il processo di armonizzazione dell’imposizione fiscale indiretta tendendo alla convergenza di questa su tutto il territorio europeo al fine di evitare fenomeni, detto in modo profano, di “concorrenza fiscale sleale”. Nella Direttiva 2006/112/EU vengono ammessi i regimi di IVA agevolata per i prodotti culturali ma gli e-book vengono catalogati come prodotti elettronici su cui vige un aliquota minima del 15%. La Francia di Sarkozy è la prima proclamare il “Me ne frego!” riducendola l’imposta al 7%, segue il Lussemburgo che intravede l’affare adatta la sua al 3%, verranno poi sanzionate per questo, ma data la crescita del settore sembra esserne per loro valsa la pena. Mentre da Spagna, Germania e Italia soltanto parole..fino ad oggi.

Con un emendamento alla legge di stabilità si prevede <<di considerare libri tutte le pubblicazioni identificate da codice Isbn e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica (E-Book) >> ridefinendo così il concetto di libro, applicandogli l’IVA agevolata al 4%. Con un gesto sagace Franceschini riesce ad attuare la politica più liberale, di sinistra, renziana, ambientalista, di buon senso e anche un po’ di mussoliniana memoria che abbia mai proposto.

Certo rimane il rischio di una procedura di infrazione a livello europeo, la quale però perderebbe di significato date le contromisure prese per evitare il dumping fiscale – l’attrazione di consumi e investimenti data da imposizioni fiscali più basse – che partiranno dal 2015 per le quali agli acquisti on line verranno applicati le aliquote IVA del paese dell’acquirente. Anche lo spettro dell’aiuto di stato verrebbe meno, anzi proprio la differenza delle aliquote andrebbe a compensare il maggiore costo di produzione del cartaceo alterando i nomali flussi di mercato, favorendo gli editori tradizionali e chiudendo il mercato al nuovo che avanza. Una procedura d’infrazione significherebbe una questione di principio per cui varrebbe la pena battersi per il bene del libero mercato e dell’Europa stessa.

Franceschini ha ragione, un libro è un libro e in quanto tale diffonde cultura a prescindere dal formato tramite il quale viene usufruito non è che con un libro cartaceo in mano sei un intellettuale e con l’e-reader sei uno che se la tira e in quanto tale è giusto che paghi di più. È questione di contenuto e quando si guarda al contenuto si riesce a vedere al di là degli schemi a cui siamo abituati cartacei o elettronici, e si riesce anche a dare ragione a Franceschini.

Evidentemente gli stati europei contrari hanno un’altra visione cultura che non ha nulla a che vedere con la semiotica dei simboli, dove il contenuto non importa ma è romanticismo, la luce delle candele, le pagine che sfrusciano, la carta ingiallita e l’odore di muffa.

Daniele Spera

Nato nel 1984 tra i campi lombardi, se è vero che vivere a Bergamo essendo nato a Brescia con origini campane è più complicato di quello che dovrebbe essere per un italiano è anche vero che questo mi ha portato a vedere i mille pregi, difetti, ipocrisie e potenzialità che ha questo Paese. La musica è una delle mie grandi passioni, ho iniziato a suonare in qualche formazione per poi passare all'organizzazione di concerti e serate e questo mi ha permesso di conoscere un sistema economico/sociale che per quanto piccolo rispetto al sistema Paese, o ad altri settori, ne è un ennesimo specchio che ne rifletta altri tutti composti da eroi, baroni, dal merito, da un ostentato perbenismo, da mood e da status sociale. L'Italia ha un forte bisogno di scoprire il suo essere liberale, per me è solo questione di buon senso, è la mia norma, ma dato che ciò che è norma lo decide la maggioranza, ora come ora sono fortemente immoderato.

A proposito dell'autore

Nato nel 1984 tra i campi lombardi, se è vero che vivere a Bergamo essendo nato a Brescia con origini campane è più complicato di quello che dovrebbe essere per un italiano è anche vero che questo mi ha portato a vedere i mille pregi, difetti, ipocrisie e potenzialità che ha questo Paese. La musica è una delle mie grandi passioni, ho iniziato a suonare in qualche formazione per poi passare all'organizzazione di concerti e serate e questo mi ha permesso di conoscere un sistema economico/sociale che per quanto piccolo rispetto al sistema Paese, o ad altri settori, ne è un ennesimo specchio che ne rifletta altri tutti composti da eroi, baroni, dal merito, da un ostentato perbenismo, da mood e da status sociale. L'Italia ha un forte bisogno di scoprire il suo essere liberale, per me è solo questione di buon senso, è la mia norma, ma dato che ciò che è norma lo decide la maggioranza, ora come ora sono fortemente immoderato.

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