Le elezioni andaluse ed il disastro delle sinistre

Ieri in Andalucia si sono svolte le elezioni regionali per rinnovare la Junta (il consiglio regionale locale), e ci sono state grosse sorprese.

Il PSOE è stato il grande sconfitto: governava la regione ininterrottamente dal 1978, e se 3 anni fa per la prima volta non aveva ottenuto la maggioranza assoluta, questa volta non gli basterà nemmeno scendere a patti con l’altro partito di sinistra, Podemos, e nemmeno con Ciudadanos, partito di centro da mesi in rotta di collisione col partito di Pedro Sanchez.

L’Andalucia è la regione più povera della Spagna, col più alto tasso di disoccupazione, quindi non c’è da sorprendersi che i suoi abitanti abbiamo votato per un cambio.

Ciudadadanos ha più che raddoppiato i suoi seggi, passati da 9 a 21. Il PP è riuscito a rimanere il primo partito dell’area di destra, nonostante abbia perso 7 seggi e si sia fermato a 26. Podemos si è fermato a 17, anch’esso calato.

Il grande vincitore è stato Vox, partito fortemente di destra che per la prima volta entra nelle istituzioni, con 12 seggi. Propongono uno stato centralizzato, tagli agli stipendi dei politici, stop alla corruzione. Ma anche stop all’immigrazione e, ben più grave, depenalizzazione dei reati di violenza domestica.

Ma come si spiegano i voti ricevuti da Vox? Migliaia di franchisti sono resuscitati e si sono recati alle urne? Bisogna tornare a quanto successo un anno fa in Catalogna.

Come certamente ricorderete dopo il referendum illegale ci fu la dichiarazione di indipendenza, il commissariamento della regione, la fuga di Puidgemont, il carcere preventivo per diversi leaders indipendentisti.

Nel giugno scorso una sfiducia costruttiva presentata dal PSOE propiziò il cambio di governo, ora presieduto da Sanchez, appoggiato da Podemos e partitini vari. Tra questi partitini ci sono due partiti indipendentisti catalani, due baschi, uno valenziano.

Se uno dei due baschi, il PNV, si può dire un partito moderato, così come il valenziano, dei due catalani e dell’altro basco si può tranquillamente affermare che siano partiti estremisti. Il partito basco è capeggiato da un ex membro di ETA, responsabile di diversi sequestri (alcuni dei quali finiti con la morte del sequestrato), che mai ha condannato pienamente la violenza. I due catalani invece sostengono in Catalogna un presidente che in passato ha definito quei cittadini che non hanno interesse nella cultura catalana come, cito, “coloni”, “bestie tarate dalla forma umana”, “individui con DNA difettoso”.

PSOE e Podemos hanno questi soci di governo, difendono disparità tra i cittadini come per esempio un sistema sanitario diverso per ogni regione con tanto di tessera sanitaria distinta (e cartella clinica non consultabile se non vi è accordo tra le due regioni), difendono diritti medievali di certe zone che di fatto si trasformano in privilegi per i loro abitanti. Non hanno condannato con forza atti come il boicottaggio di una conferenza su Cervantes (non propriamente Hitler) all’università di Barcellona, l’impiccagione di un fantoccio con la faccia del Re (il capo di Stato), la bruciatura della bandiera spagnola in diverse occasioni.

Podemos addirittura difende pubblicamente il regime di Maduro (due settimane fa un suo importante esponente arrivò ad affermare che il dittatore venezuelano è democratico ed i venezuelani consumano tre pasti al giorno).

A tutto questo bisogna aggiungere la sovraesposizione mediatica che proprio partiti e stampa di sinistra hanno riservato all’estrema destra. Hanno passato gli ultimi mesi a tacciare di estremismo un partito di centro destra come il PP ed uno di centro come Ciudadanos. Ieri sera addirittura Pablo Iglesias ha fatto appello a donne, lavoratori e pensionati per coalizzarsi contro il fascismo, come se Vox fosse stato votato solo dai ricchi. Ci sono 400 mila nuovi ricchi in Andalucia?

Insomma, la sinistra spagnola non solo non ha osservato l’evoluzione della politica occidentale negli ultimi anni, ma si è anche impegnata a fondo affinché l’onda estremista colpisse anche la Spagna. E questo potrebbe essere solo l’inizio.

Saul Giordani

Laureato in Ingegneria informatica, liberal-incazzato, tento dall'estero di fare qualcosa per la mia derelitta Italia. Chi l'ha dura la vince!

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