L’individualismo falso. Cioè Noam Chomsky…

Riceviamo da Crescenzo Garofalo e pubblichiamo volentieri.

 

“Our rabbi, our preacher, our Rinpoche, our sensei” David Barsamian

“Regarding his personal character traits the most outstanding is that he is absolutely faithful, which is something very few people possess… Professor Chomsky will never betray you, never, it is impossible. “ Norman Finkelstein

“In a recent British magazine poll, MIT linguistics professor Noam Chomsky was named the world’s top public intellectual. Can you imagine being named that? That’d be wonderful, yes. Absolutely. And if I was the world’s top public intellectual, you folks could all kiss my ass.” David Letterman

Chiunque mastichi di politica internazionale avrà udito ad un certo punto il nome Chomsky, magari durante una manifestazione no-global o una conversazione social vertente sulle ragioni degli interventi militari nei paesi del Terzo o Quarto Mondo. Un suono impastato che ricorre spesso, come se da solo bastasse a spazzare via qualsiasi dubbio o interpretazione vagamente atlantista sulle dinamiche internazionali. Presto compirà novant’anni e nella sua vita ha attraversato e dibattuto su quasi tutti i principali eventi storici in cui il suo paese si è reso protagonista. A lui dobbiamo la diffusione del concetto, tra l’altro, secondo cui tutti i Presidenti che gli Stati Uniti hanno avuto sarebbero dovuti essere processati per crimini di guerra.

Cominciò con le proteste contro la guerra in Vietnam, quando già la sua professione di linguista gli aveva garantito un notevole credito in ambito accademico per le sue idee riguardo lo sviluppo congenito del lessico nelle prime specie umane. Figurava tra i sostenitori della tesi secondo cui i Vietcong fossero patrioti nazionalisti infangati dalla propaganda occidentale come longa manus del Comitern a trazione sovietica e che il ritiro delle forze statunitensi avrebbe garantito alla Repubblica riunificata un periodo di pace e prosperità nel segno di una rapida libertarizzazione del settore agricolo. Purtroppo non era una calunnia che il leader supremo del Nord “democratico” Ho Chi Minh fosse stato nel 1920 durante uno dei suoi soggiorno parigini, tra i fondatori del Partito Comunista Francese, subito accolto alla Terza Internazionale e nemmeno sono stati una calunnia, sebbene Chomsky potrebbe credere il contrario, i milioni di “boat people” fuggiti via mare dopo la conclusione ufficiale del conflitto in un flusso ininterrotto protattosi per decenni e grazie ai quali si è potuti venire a conoscenza del destino di molti rimasti indietro, delle famiglie contadine deportate o uccise per essersi opposte ai programmi di collettivizzazione disposti ad Hanoi, metodologicamente indistinguibili dal “Grande Balzo in Avanti” disposto da Mao Zedong e dalle future imprese dei Khmer Rossi nella Cambogia. Non deve sorprendere allora se Chomsky espresse pareri positivi anche su tali regimi, sebbene fossero in maniera lampante antitetici al suo paradossale sistema anarco-socialista, tanto da mettere in dubbio la credibilità delle centinaia di testimonianze locali raccolte dal missionario François Ponchaud in “Cambogia: Anno Zero”, un libro-inchiesta che fin dalla sua pubblicazione ottenne grande attenzione ed è oggi considerato un lavoro imprescindibile per chiunque voglia studiare nel dettaglio le dinamiche di uno dei genocidi più recenti della storia umana. Quando Pol Pot venne rovesciato dall’esercito vietnamita a causa di una disputa territoriale e le fosse comuni nei “campi della morte” furono riesumate non gli restò altro che eclissarsi nuovamente dal dibattito.

A dispetto di tali fatti, il carisma personale combinato ad una supposta conoscenza bibliografica, sulla quale torneremo, gli hanno permesso di raccogliere intorno alla sua persona un ampio seguito di proseliti che ben pochi storici di professione non avrebbero ragione di invidiare. Dagli ambienti accademici della sinistra (non solo quella libertaria a cui ha sempre confermato la sua adesione, ma anche quella totalitaria di alcuni modelli preve elencati) negli ultimi anni la figura dell’intellettuale anti-imperialista per antonomasia ha conosciuto una discreta ascesa nell’area medio-orientale per via della sua opposizione alle invasioni statunitensi in Afghanistan ed Iraq a cui va aggiunta una faida letteraria di vecchia data contro lo Stato ebraico di Israele.

Chomsky è ebreo. Tale particolare renderebbe imbarazzante per alcuni un’accusa di antisemitismo e per onestà si dovrebbe segnalare che assistette alla nascita del paese con giovanile interesse per influenza familiare e perché attratto anche dalla struttura comunitaria dei kibbutz. Forse è un caso che allo smantellamento di quel sistema, divenuto per il governo israeliano insostenibile, a favore dell’edificazione di una realtà imprenditoriale sia coinciso il principio della sua campagna contro l’immondo sionismo dalla seconda metà degli anni ’70. Non si contano le equiparazioni nel corso delle guerre palestinesi tra Israele e il Terzo Reich, ma questo non gli ha impedito di elogiare l’organizzazione libanese e khomeinista “Hezbollah”, votata alla eradicazione dell’entità israeliana dal Medio-Oriente, che durante le sue parate fa normalmente esibire ai propri esponenti un saluto militare la cui posa riecheggia , così come non gli ha creato imbarazzo nel recensire positivamente il lavoro del negazionista francese Robert Faurisson, grazie al quale abbiamo appreso che i superstiti della Shoah sarebbero degli spudorati diffamatori, che i nazisti non utilizzarono mai camere a gas e i Diari di Anna Frank risulterebbero falsi storici, fino a collaborare in prima persona con la rivista di estrema destra “Journal of Historical Review” che aveva ospitate le sue tesi e pubblicare insieme un libro sull’argomento, valicando sensibilmente il limite tra difesa di un’idea inconsistente in nome del libero pensiero ed apologia e propaganda della stessa. Ma il filosofo di Filadelfia non sembra aver avuto mai davvero un rapporto trasparente con le fonti. Esemplificativo è il caso di Simha Faplan, un editore israeliano che in un suo articolo sulla situazione nei territori palestinesi durante il mandato inglese aveva menzionato brevemente il movimento sionista “Betar” come una compagine facinorosa in cui “some members” non identificati risultavano avere simpatie per i regimi nazisti e fascisti . Nel celebrato “Il Triangolo della paura”, non tradotto in Italia, sulla base di quella singola e sfuggente osservazione “Betar” viene presentato come un “fascist-style movement” che “described Hitler as saviour of Germany, Mussolini as the political genius of the century”, sebbene il fondatore dell’organizzazione, Vladimir Jabotisky, non risulti aver intrattenuto corrispondenza con esponenti della Germania nazista e nemmeno dai suoi carteggi più intimi riescono a trasparire velleità di sterminio, quanto piuttosto diffidenza, nei confronti degli arabi della Palestina. In caso contrario dovremmo dedurre che l’eccelso Chomsky non è stato in grado di risalirne poiché nell’opera non ve ne è alcuna traccia.

Potremmo continuare ancora spostandoci su altre tematiche, come la critica al sistema mass-mediatico statunitense, colpevole di diffondere una versione piatta ed ingannatrice della società e se ne potrebbe discutere, in effetti, dato che si starebbe parlando dello stesso sistema con cui molti come lui sono riusciti ad ottenere credibilità su larga scala o sugli autentici contributi alle minoranze etniche, religiose e di genere su cui si è erto a portavoce nel globo, ma per nostra parziale fortuna già 13 anni e mezzo fa è stato pubblicato un volume in America, “Anti-Chomsky Reader”, curato da David Horowitz e Peter Collier, che raccoglie una folta e variegata documentazione da parte di giornalisti, storici e linguisti per valutare l’oggettiva veridicità dei postulati chomskyani, riproposto tra le fonti e di cui il pezzo vuole essere un modesto compendio per gli inesperti di lingua anglofona.

Un semplice estratto. In difesa della Libertà e dell’Immoderazione.

 

https://www.marxists.org/reference/archive/ho-chi-minh/works/1960/04/x01.htm

Peter Collier, David Horowitz, The Anti-Chomsky Reader

http://www.worldaffairsjournal.org/article/isle-light-look-back-boat-people-and-european-left

https://archive.nytimes.com/www.nytimes.com/books/first/s/shlaim-wall.html?scp=76&sq=israel%2520arab&st=Search

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