Il “candidato premier” non esiste

Negli ultimi giorni, l’autonominato e “candidato premier” in pectore dei pentastellati, Di Maio, ha ribadito che la Presidenza del Consiglio spetterebbe al “candidato Presidente del Consiglio” con più voti. Che, nel caso specifico, sarebbe lui. Ora, dato che questa tesi del “candidato premier” ricompare regolarmente nel dibattito politico nostrano, appare utile ricordare una cosa: ossia, che nel nostro maledetto Paese non si elegge il Presidente del Consiglio.

Infatti, l’elezione diretta del premier è ed è sempre stata una finzione, una presa per il culo, una cazzata, una menzogna. Si tratta di una fake news nata qualche anno fa, quando le forze politiche (leggasi “coalizioni”), erano in grado di ottenere la maggioranza dei voti e/o dei seggi in Parlamento. In quel contesto, parlare di “premier eletti dal popolo” poteva avere un qualche senso, dato che le forze politiche rischiavano sul serio di vincere o perdere la maggioranza parlamentare e, quindi, il governo. Ma si trattava comunque di una forzatura. E lo rimane anche oggi. Perché, anche se qualcuno rischiasse sul serio di prendere la maggioranza dei voti e dei seggi in Parlamento, parlare di “candidati alla Presidenza del Consiglio” rimarrebbe comunque una balla, e per un motivo semplice: la Costituzione italiana.

La carta costituzionale afferma esplicitamente che i cittadini-votanti eleggono il Parlamento (non il Governo), che poi darà la fiducia (o meno) a un Presidente del Consiglio, nominato dal Presidente della Repubblica. Ed è la procedura che è stata seguita dalla fondazione della Repubblica italiana fino ad oggi, piaccia o non piaccia.
Per cui, Di Maio mente. Mente sulla scia di illustri predecessori e in compagnia di molti altri, è vero. Ma la menzogna grillina stride più di tutte. Perché spacciata da un movimento che, un giorno sì e l’altro pure, si presenta come alfiere della “legalità”. Se non fosse che, la legalità non sono solo inchieste, manette, processi, polizia, carceri, e tutto l’apparato della repressione e della Giustizia statale.

La legalità, in una (vera) democrazia, consiste nel rispetto delle procedure e delle norme che regolano il funzionamento delle istituzioni. A partire dalla Costituzione.
Aspetti di cui i nuovi e vecchi Di Maio si sono sempre fregati, e di cui continuano a fregarsene. Non male per personaggi che si vendono come paladini della Costituzione.
La più bella del mondo, a sentir loro.

Quelli della democrazia diretta, tra l’altro.

Giuseppe Carteny

Laureato in “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica” alla LUISS Guido Carli di Roma, è dottorando in “Political Studies” all’Università degli Studi di Milano, dove si occupa principalmente di analisi quantitativa dell’opinione pubblica e del comportamento politico. Awardee della “Taiwan Fellowship 2017”, si interessa di sistemi politici, processi democratizzazione e geopolitica dell’Estremo Oriente. Tra i suoi maggiori interessi figurano anche lo studio dei processi elettorali, dei sistemi partitici e la teoria delle relazioni internazionali.

1 risposta

  1. Franco Puglia

    Caro Giuseppe, come non condividere quanto dici !
    Certo, Di Maio come tanti prima di lui spacciano al pubblico la visioni distorta di una specie di Repubblica Presidenziale sui generis, dimenticando che la nostra Costituzione prevede una Repubblica Parlamentare in cui è sovrano il Parlamento, espressione democratica rappresentativa del popolo, mentre al Governo potrebbe esserci chiunque, dovendo essere un organo ESECUTIVO della volontà popolare espressa dal Popolo, tramite il suo Parlamento.
    Penso che, stante la nostra situazione, sia il caso di ALZARE LA VOCE, in maniera corale, affinché TUTTE le forze politiche possano sentire, ed in tale direzione io ho scritto una PEC al Capo dello Stato, naturalmente senza risposta.
    Facciamolo TUTTI NOI : ricordiamo al Capo dello Stato, garante della Costituzione, che cosa questa prevede, e facciamo in modo che il Capo dello Stato INFORMI Salvini e Di Maio su quale sia la Repubblica in cui sono nati e vivono, perché forse nessuno glielo ha mai spiegato.

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