Il tricolore nel fango

Pur avendo giurato a noi stessi, tempo addietro, di disinteressarci delle sorti dell’Italia, come ci si dovrebbe disinteressare di una donna che si è troppo amato e che ci ha troppe volte deluso, non possiamo non dire una parola sull’insulsa canea che si sta levando nel Paese contro ai sacrosanti patti di risanamento fiscale già sottoscritti in sede comunitaria; non possiamo non denunciare l’ignominiosa farsa che il governo di Roma sta maldestramente impancando di fronte ai partner europei sulla crisi migratoria. Non possiamo tacere di questa classe politica ormai incapace di calcare la scena internazionale senza indossare i colori della vergogna e del disonore.

Cominciamo col ricordare che l’Italia non avrebbe neppure dovuto essere ammessa nell’Euro, a causa di quel gigantesco debito pubblico che essa reca in dote, quale mostruosa quantificazione contabile della propria cialtronesca attitudine a comprare tempo e consenso elettorale con soldi inesistenti. Ma Roma spergiurò di aver imparato dagli errori del passato e si impegnò solennemente a riformarsi, in modo che le sue finanze colabrodo e la sua endemica inflazione endogena non perturbassero la stabilità della moneta unica. La sventurata Europa rispose.

Quando poi nell’estate 2011 l’Italia, per non aver ancora affrontato uno solo dei guai annotati in agenda quindici anni prima, arrivò addirittura a mettere a rischio l’esistenza dell’Euro, il governo Berlusconi, per persuadere la BCE all’intervento, tornò a promettere e promettere, salvo poi disattendere gli impegni uno ad uno ad ogni mezzo punto di spread in meno regalatogli da Draghi. Berlusconi fu allora rimpiazzato da Monti, ma di nuovo Palazzo Chigi, come un lupo che cambia il pelo ma non i vizi, transmutò le proprie promesse in rivendicazioni: scudo antispread, eurobond, attivazione delle stampanti di Francoforte; “Solo così” dissero “saremo in grado di attuare le riforme!”. Ma, non appena l’Eurotower si mise a stampare all’impazzata per sostenere il debito pubblico italiano, affossando le quotazioni della moneta unica con danno enorme per il blocco del Nord – che si è visto inflazionare gli immobili e decurtare le rendite – ebbene a Roma, anzichè riformare e risanare come promesso, cominciarono a lagnarsi giorno e notte del surplus commerciale tedesco, che, nelle sue proporzioni attuali, è semmai un sottoprodotto delle distorsioni provocate dai comportamenti irresponsabili del Bel Paese. Molto leale, non c’è che dire.

Adesso alcuni eccellenti capipartito, battendo ogni record di squallore e disonestà intellettuale, sperano di convincerci che ridurranno il debito pubblico – udite, udite – facendo nuovo debito pubblico e favoleggiano di imprecisati investimenti che catapulterebbero il PIL nella stratosfera, di modo che le entrate, similmente ai pani e ai pesci miracolati da Gesù Cristo, moltiplicherebbero, compensando così l’aumento del disavanzo. Come se gli € 2.300 Md. di passività in cui l’Italia sta affogando, non si stagliassero lì, imponenti al mondo, a dimostrare che Roma non è capace di “investire” se non in sprechi e ruberie che al massimo fruttano qualche voto in più! Tuttavia, il gesto più inaudito di questo epos dell’infamia, si è consumato allorchè Renzi, l’europeista sotto falsa bandiera, trovandosi a propinare per l’ennesima volta l’idiotissima politica del deficit spending a Bruxelles, è giunto addirittura a mercanteggiare sulle sanzioni alla Russia – vale a dire sul sangue eroicamente versato dal popolo ucraino per la bandiera blustellata – un dannatissimo disco verde, che poi era solamente un velo pietoso.

In tale esplosivo delirio di giravolte e mariuolate è stata genialmente calata anche la bomba della crisi migratoria. La storia chiarirà cosa esattamente Palazzo Chigi abbia ottenuto nel 2015 in cambio dell’impegno a farsi carico della fiumana in arrivo dall’Africa; ma anche su questo fronte, che gli scambi per Roma contemplino solo gli avere e non anche i dare, fu immediatamente evidente allorchè il governo italiano tentò di regalare visti Schengen ai clandestini affinchè essi approdassero ad altri lidi. Bruxelles minacciò di sanzionare il nostro governo per la sua attività di scafismo indiscriminata; i vicini provarono a sigillare le frontiere, accorgendosi che l’Italia cercava di scaricare truffaldinamente su di loro il fardello che essa si era appena volontariamente assunta quale contropartita della trattativa segreta. Ma ovviamente a Roma, dopo aver pervertito l’etica pubblica, non si fecero scrupolo a pervertire anche la logica, e cominciarono ad accusare di egoismo l’Europa e l’immancabile Germania – la quale pure, unica, aveva mostrato un atteggiamento solidale – nonostante i clandestini “sparissero” a migliaia dal suolo patrio, per recarsi nei Paesi confinanti.

E in fine oggi, mentre le opposizioni, contendendo quotidianamente al governo in carica il primato dell’imbecillità, suggeriscono di minacciare contro l’UE ritorsioni finanziarie credibili quanto un rapinatore che puntasse la pistola alla propria tempia – giacchè l’Italia finanziariamente è tenuta in vita dal respiratore della BCE – ecco che Palazzo Chigi riprova a forzare la mano con la trovata dei visti temporanei. Ebbene, dopo quest’ultima ennesima carnevalata, quando ad Ottobre probabilmente partirà l’Europa a due velocità, nessuno dovrà stupirsi se il Bel Paese verrà invitato, e non necessariamente in modo educato, a stare fuori dalla porta. Noi, lo abbiamo già detto, ci siamo ripromessi da tempo di non prenderci più a cuore le sorti dell’Italia.

Dario Bortoluzzi

Laureato alla Normale di Pisa, filosofo per formazione, ma analista fiscale di professione. Vita raminga tra Italia, Germania, Inghilterra e Olanda. Segue con interesse e passione soprattutto la politica europea e i mercati finanziari.

4 Risposte

    • Dario Bortoluzzi

      L’Italia dovrebbe decidere cosa vuole fare da grande. Se vuole rimanere nell’UE deve imparare ad adeguarsi alle regole; se le regole comunitarie per l’Italia sono indigeribili, bisogna trarne le conseguenze.

      È inaccettabile che partiti e politici che si dichiarano europeisti non perdano occasione per mettersi di traverso a Bruxelles – per giunta con propositi politicamente meschini – e continuino a fare ricorso all’armamentario della propaganda euroscettica, ogniqualvolta risulta utile sul mercato elettorale domestico.

      Allora che si dichiarino nazionalisti euroscettici e lascino l’Europa, del cui nome si sono indebitamente appropriati, a chi ci crede davvero.

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  1. Franco Puglia

    Caro Dario, condivido interamente quanto dici, come puoi ben immaginare perchè ragioniamo sulla medesima lunghezza d’onda.
    Quanto sta accadendo in questi ultimi anni supera alla grande tutte le porcate fatte dai governi italiani negli anni precedenti. Pare che un limite verso il basso per noi non esista. La questione migrazione sta raggiungendo dimensioni ben al di là del sostenibile, non dimenticando che i migranti non arrivano solo dall’Africa sui barconi, perchè i tanti orientali e sudamericani sbarcano in aereo, non con le zattere …
    Quanto al Fiscal Compact la verità è che NON è sostenibile dall’Italia, salvo entrare in un perido di robusta inflazione. Ho fatto dei conti due o tre anni fa e ne discossi anche con Boldrin, che era di diverso avviso, salvo poi ammettere che nei suoi conti c’era anche una inflazione che non c’è mai stata e che se arrivasse sarebbe comunque un male per altri versi, perchè l’inflazione non è MAI un bene, come ben sanno tedeschi, ma un prezzo sopportabile da pagare allo sviluppo se si riesce a contenerla con misure restrittive del credito.
    Temo che l’Italia abbia imboccato ormai una strada senza ritorno che ci allontana dall’Europa e ci avvicina a situazioni venezuelane, prima o poi. Io purtroppo ci vivo e non posso abbandonare il paese. Speravo di invecchiarci serenamente ma non sarà così ed i miei appelli cadono nel vuoto, se si escludono i pochi che li hanno raccolti almeno in linea di principio.

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    • Dario Bortoluzzi

      Ciao Franco. Due osservazioni sul Fiscal Compact: 1) Nessuno è stato sanzionato, nè mi aspetto che alcuno venga sanzionato in futuro: il Fiscal Compact servirebbe comunque come standard ideale di buon governo; per cui al massimo una classe politica seria si sforzerebbe di spiegare che gli obiettivi non sono forse raggiungibili, ma è necessario NELL’INTERESSE NAZIONALE avvicinarvisi il più possibile, piuttosto che spacciarli per una specie di angheria. 2) L’inflazione tecnicamente è l’espansione della massa monetaria: i questo senso l’inflazione c’è stata – anche se non è stata visibile nell’indice dei prezzi al consumo perchè compensata dalla deflazione delle commodities – e il PIL italiano di questi ultimi due anni è un PIL gonfiato dall’inflazione: come dire che in questi due anni abbiamo avuto i benefici dell’inflazione senza scontarne i danni; il problema è che nel frattempo la Spagna ha fatto 3,0%-3,5%, noi al massimo 1,3%.

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