Libertà di stampa al 77° posto, embè?

Le polemiche attorno a Grillo e Mentana, di pochi giorni fa, hanno riacceso marginalmente il dibattito sulla libertà di stampa in Italia. C’è stata la consueta pioggia di insulti e commenti sul web – che ormai è considerato il termometro degli umori tanto mutevoli quanto iracondi degli Italiani – che come solito ci rende a malincuore spettatori tanto di forbite diagnosi (dei soliti mali incurabili di una nazione che non cambierà mai) quanto di beceri insulti a giornalisti o presunti tali; ci perdonerà Scanzi per questa ultima, doverosa precisazione.

Dato che dei beceri insulti è bene non curarsi, per habitude più che per altro, veniamo subito alle forbite diagnosi – ovviamente a detta di chi le formula, lungi da noi voler erigerci a giuria di una tale accozzaglia di scempiaggini – che snocciolano i problemi della stampa italiana sbandierando come una scimitarra il report di Reporters Sans Frontiers in cui l’Italia si aggiudica meritatamente il 77° posto nella globale classifica della libertà di stampa. Un cliché l’utilizzo di questo report, che però lascia ben poco intuire della reale situazione Italiana. Molto meglio è il report dell’ONG FreedomHouse che descrive molto bene i problemi reali della stampa, che sono i seguenti:

  1. Il reato di Diffamazione resta ancora un macigno che limita ed ostacola la completa libertà dei giornalisti.
  2. Le reti di informazione hanno una eccessiva concentrazione di proprietà.
  3. La politica ha ancora troppa influenza sull’informazione
  4. Non abbiamo ancora una legge decente che regoli il conflitto d’interesse.

Pochi passi in avanti si stanno facendo, con il passare degli anni, soprattutto per il reato di diffamazione, che rimane un vergognoso bavaglio alla libertà d’informazione. Una recente modifica alla legge, come si può leggere anche sul Report di FH, ha eliminato l’incarcerazione dai 6 mesi fino a 3 anni, introducendo però delle ammende pecuniarie molto pesanti, fino a 50.000 €. Capite bene che per un giornalista che, quando va di lusso guadagna 10€ ad articolo, il gioco non vale la candela. Diverso è per le migliori penne del giornalismo, ma questo è un altro discorso.

L’indignazione nata dopo le pesanti accuse di Grillo ai danni di vari organi d’informazione – certamente a fine distrattivo – ha reso evidente il disprezzo di una parte della popolazione nei confronti dei giornalisti, accusati di esser “pennivendoli” asserviti ad un padre-padrone che vuole impedire al popolo di conoscere. Tutte cose assolutamente ridicole, a mio avviso.

I veri motivi dell’indecente posizione in classifica sono altri e si possono ritrovare in parte in questo paragrafo del report:

Journalists occasionally face intimidation and attacks from organized crime networks and other political or social groups. According to Ossigeno per l’Informazione, 119 journalists received verbal or written threats, 54 were physically attacked, and 12 had their equipment damaged in 2015. None of these incidents resulted in fatalities or critical injuries. Several reporters live under police protection due to their work on organized crime.

In aggiunta nel 2015, ben 88 giornalisti – sempre secondo i report di Ossigeno per l’Informazione – sono stati raggiunti da azioni legali inerenti la propria attività lavorativa. Questi sono i principali

Journalist documenting events at the Independence square. Clashes in Ukraine, Kyiv. Events of February 18, 2014.

motivi della penosa posizione in classifica nella nostra nazione, non perché l’informazione è censurata o perché imbavagliata, ma perché l’ambiente in cui i giornalisti – sopratutto quelli d’inchiesta – lavorano è ancora oggettivamente pericoloso.

 

Per questo credo siano ridicole ed immeritate le accuse fatte in questi giorni, credo anzi che siano offensive nei confronti di coloro i quali pur svolgendo il loro lavoro in modo deontologicamente impeccabile, rischiano violenze, denunce e magari il carcere (come Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi indagati per i loro libri sullo scandalo Vatileaks).

Ulteriore problema evidenziato anche nel report di FH, potrebbe essere l’influenza della politica, specialmente di un “gruppo imprenditoriale di stampo familiare” coinvolto nella stessa dal 1994 circa, che pare detenga la proprietà di varie reti televisive, della più grande casa editrice Italiana e della più grande agenzia pubblicitaria, oltre che di Un Giornale. O forse due.

Ma essendo un pennivendolo non posso fare nomi.

 

 

 

Nicola Ghisalberti

Nato a Bergamo nel 1992 sono appassionato di giornalismo politico e sportivo. Studio Economia; credo nella penna, primo baluardo a difesa della libertà.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata