W il 25 Aprile, W il 1 Maggio

Ma perchè l173852837-58b4cd5f-8590-4992-8b95-f0303f8b6463asciamo il 25 aprile, e la Resistenza in generale, a quel misto di retorica quirinalesca e di ritualità vetero-comunista a cui siamo stati abituati negli ultimi anni? Perché l’antifascismo deve essere usato (e abusato) soltanto dai centri sociali, che lo impiegano come pretesto per un’azione politica estrema, surreale e violenta? Me lo sono sempre chiesto, considerando il grande contributo che altre tendenze politiche (liberali inclusi) hanno dato alla lotta antifascista, a tutti i livelli.

A sinistra c’è stato indubbiamente un forte tentativo di monopolizzare questi temi, ma nessuno li ha fermati. Lo dimostra il fatto che delle diverse sigle nate per raggruppare i reduci della Resistenza, l’unica veramente attiva, visibile ed in grado di attirare giovani sia l’ANPI, ovvero l’associazione dei partigiani di matrice comunista e socialista. Altre realtà di ispirazione cattolica, liberale, repubblicana e via dicendo sono ridotte ai minimi termini, nonostante nessuno abbia impedito loro di rinnovare le proprie attività come invece ha saputo fare l’ANPI. Forse un ruolo (nefasto, l’ennesimo) lo ha giocato l’entrata di molti liberali nella compagine di centro-destra, dove è forte la presenza di soggetti e forze politiche che provengono proprio da esperienze fascistoidi, rendendo imbarazzante trattare questa tematica.

Ma noi liberali, libertari e liberisti possiamo vantare un’opposizione totale al fascismo, visto che non solo la pensiamo in modo radicalmente diverso sulle libertà civili, ma a differenza delle sinistre siamo diametralmente opposti anche sul piano economico. Ricorrenze come il 25 aprile non sono soltanto un momento di ricordo ma possono diventare di forte attualità, si pensi al riemergere in tutta Europa di pulsioni xenofobe, protezioniste e nazionaliste, che sono proprio il fulcro della nostra critica all’estrema destra. È un’occasione unica dove si può mostrare ad una platea vastissima quali sono i disastri dello statalismo e dell’odio razziale, anche in relazione a quello che accade oggi. Rimarcare questo punto è importante nei confronti dell’opinione pubblica: deve essere ben chiara la differenza tra noi ed un mondo conservatore che sta scivolando sempre più verso il populismo.

Invece ad ogni 25 aprile, puntuali come un orologio, sento tanti, troppi “liberali” che invece di sentire questa festa come propria, spendono il loro tempo a polemizzare sui crimini e sugli intenti filo-sovietici di alcuni partigiani comunisti, offrendo un’immagine ben poco lusinghiera della Resistenza. Trovo questo atteggiamento ingeneroso e scorretto, innanzitutto nei confronti di tutti quei partigiani liberali o semplicemente non comunisti che sono caduti per la nostra libertà e che non avevano nulla a che fare con certe bande di delinquenti, sebbene anche molti partigiani comunisti fossero persone del tutto rispettabili. Così come trovo assurda la polemica su chi abbia liberato davvero l’Italia. Il ruolo principale lo hanno giocato gli Alleati, ma la Resistenza è stata un supporto militare importante e ha traghettato il Paese verso l’ordine e la democrazia, che come ci insegna la Storia recente non è un qualcosa di esportabile con le armi, ma ha bisogno di essere coltivata dalla popolazione autoctona.

Del resto, quando ricordiamo e festeggiamo la caduta di svariati regimi comunisti, ci mettiamo forse a tirar fuori gli errori (e gli orrori) che gli americani hanno commesso durante la Guerra Fredda? Stiamo ad accapigliarci su chi abbia davvero liberato quei paesi? No, per noi è un lieto evento e basta. Allora perché non deve essere lo stesso anche col fascismo? Altrimenti si fa nascere il sospetto che alla fine si abbiano più simpatie per quelli che sono stati sconfitti e che la Resistenza sia vista con fastidio. È vero che questo capitolo della Storia ha tante ombre, ma non è il momento delle polemiche, è il momento di ricordare che in quella guerra c’era qualcuno che aveva ragione e altri che avevano torto. I liberali stavano dalla parte della ragione e devono rivendicarlo a testa alta. Il che non significa per forza dover scendere in piazza coi centri sociali, ma pi’ che altro sperare che dal prossimo anno anche i liberali festeggino, a loro modo e in tante città, il 25 aprile.

E perché no, anche il primo maggio. Perché la festa dei lavoratori deve essere appannaggio dei sindacati? Loro parlano di diritti astratti, che nel concreto finiscono solo con l’imbrigliare il mercato del lavoro e le imprese. Noi invece parliamo di libertà di lavorare con regole diverse da quelle che i sindacati contrattano, di non dover sottostare a leggi che vanno sia contro la volontà del lavoratore, sia contro quella dell’imprenditore, della libertà di costruirsi la propria pensione in autonomia, della libertà di chi decide di lavorare in proprio e si trova strozzato dallo Stato. In questa pagina liberale parliamo di libertà, ma dietro a ciascuna delle libertà che ho elencato si può leggere la parola diritto. Si ripete spesso che il 25 aprile ed il 1 maggio sono feste di tutti, ma saranno feste di tutti solo quando un vasto arco di filosofie politiche, inclusa la nostra, vi si riconoscerà in pieno.

 

Pierpaolo Cecchi

Libertario, studente all'ultimo anno nel corso specialistico di economia finanziaria all'Università in Bologna, vivo da sempre in Romagna (per la precisione a Cervia) e sono local coordinator per Students for Liberty.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata